Prostituzione a Savona, 7 donne a gestire le prestazioni di 100 squillo: 9 appartamenti a luci rosse in città
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Savona. Almeno undici località Liguria con vari appartamenti (nove nel Savonese) e circa venticinque alloggi in altre regioni d’Italia, dall’Emilia Romagna, alla Toscana, all’Abruzzo: in queste case “a luci rosse” un’organizzazione criminale dedita allo sfruttamento della prostituzione, e costituita totalmente da donne, faceva lavorare un centinaio di donne – 44 identificate, per lo più di origine sudamericana – per un guadagno medio giornaliero di circa 200 euro, oltre alla parte, circa la metà, spettante alla lucciola.
Un’associazione a delinquere che i carabinieri del Comando provinciale di Savona hanno smascherato grazie ad un’intensa attività iniziata un anno e mezzo fa. L’operazione ha portato alla luce un “traffico” di prestazioni sessuali gestito da una brasiliana (Juliana Ferreira Gomes) e da altre sei complici che svolgevano praticamente il ruolo di centraliniste, smistando i clienti nei vari appartamenti a disposizione nel Nord Italia. Queste case venivano prese in affitto dalle complici “in rosa” con contratti cointestati con la Gomes.
I clienti venivano attirati anche grazie ad annunci pubblicati su riviste e su siti on line: annunci talmente espliciti da mettere in allarme i carabinieri di Savona che hanno iniziato ad indagare in quella direzione portando alla luce un’organizzazione ramificata e pericolosa. Nel corso delle varie perquisizioni, i militari dell’Arma hanno sequestrato anche 30 cellulari, 4 computer e il registro dei clienti.
“Siamo riusciti ad identificare una vera e propria organizzazione criminale dedita allo sfruttamento della prostituzione: dunque, abbiamo potuto contestare, per la prima volta nel savonese, l’accusa di associazione a delinquere sul reato in questione – dice il colonnello Olindo Di Gregorio -. La particolarità è che si tratta di un gruppo gestito totalmente da donne. Tra queste spicca il nome di una brasiliana, la quale controllava appuntamenti e guadagni di ogni singola prostituta. Il giro d’affari è di circa 200 euro al giorno a prostituta”.
Gli appartamenti savonesi in cui le ragazze si vendevano si trovano in corso Vittorio Veneto, via Carducci, via Nizza, via Traversagni, via A. Ponchielli, via Dei Mille, via Busserio, via Ponchielli.
Ecco i nomi delle arrestate: oltre a Juliana Ferreira Gomes (classe 1980, brasiliana, fermata a Firenze), ci sono Elsa Tatiana Walteros Cuestas, del ’74, arrestata a Savona; Neami Berthe Bekit, etiope del ’68 ammanettata a Grosseto; Deiziany Soares Da Fonseca, brasiliana dell”86 presa a Frosinone; Martha Lucia Cifuentes Beltran, colombiana del ’63 arrestata a Savona; Milagro Martinez Castillo dominicana del ’68 fermata a Novara; Rosa Maricela Andrade Moncayo, ecuadoriana del ’77 arrestata nella città della torretta.
6 commenti a “Prostituzione a Savona, 7 donne a gestire le prestazioni di 100 squillo: 9 appartamenti a luci rosse in città”
Totalmente d’accordo, con la crisi che c’e’ l’ipocrisia non ha propio alcun senso…
Si vuole guardare al futuro, ma poi troviamo il medioevo…. Ogni persona deve esser libera , se decide di fare questo mestiere perché non può farlo ? Se non fa del male a nessuno… perché Lo dice il papa ? … Mi pare che siamo gli unici in Europa.. o forse la bigotta Spagna…
La Destra è l’unico partito in Italia che ha fatto serie proposte di legge per evitare lo sfruttamento e la tratta delle schiave ovverosia la RIAPERTURA DELLE CASE CHIUSE.
Nel nostro piccolo il Comune potrebbe evitare di far finta che a Savona non esista la prostituzione solo perché stanno in casa e destinare una zona sulle alture, a portata di mano ma lontana da centri abitati, destinata a questa pratica.
Benefattrici dell’Umanità, stabilizzatrici degli equilibri familiari, bisognerebbe poter accedere al servizio a gratis e con la ricetta rossa.
…naaah… con la mutua sarebbero brutte, scontrose, con l’alito cattivo e col porro sul naso.
attenzione poi, facendo del bene e lavorando rischiano di guadagnare più di qualche politico che invece fa del male e ruba, quindi non vanno bene. Poi, con l’onestà della Chiesa Cattolica? Tutto questo resterà utopia, per sempre…





Dunque… 100 ragazze per 200 euro al giorno fa 20mila euro, per 30 giorni fanno 600mila euro, per 12 mesi, calcolando qualche giorno di “riposo”, siamo circa sui 6milioni di euro! Se l’Agenzia delle Entrate lo scopre qui succede un casino, ahahahah!. Buttiamo giù il muro dell’ipocrisia e riapriamo le case chiuse, tutti ne avranno beneficio… Queste ragazze sono state sfruttate ma se le regolamentassero di sicuro, anche in una crisi così profonda, il lavoro in questo campo non mancherà mai. Tutta l’indagine, che pare duri da oltre un anno, è un gran lòavoro di intercettazioni e di squadra ma quanto è costata allo Stato? Ripeto e ribadisco il concetto. Basta un decreto legge e la volontà politica e tutti potranno andare a p……. senza più caricare ignote sul sedile o cercare nei siti e negli annunci….