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Articolo n° 210485 del 02/02/2012 - 10:52

“Don Lu”, nuova lettera ai parrocchiani: “Contro di me pregiudizi legati al mio essere sacerdote”

don lu chirivì

Alassio. La fede come arma contro quelle che considera falsità e un po’ d’amaro in bocca verso una giustizia che, almeno per ciò che concerne il suo caso, si sarebbe mostrata cieca. Questo lo stato d’animo di don Luciano Massaferro, il parroco alassino condannato a 7 anni e 8 mesi di reclusione per aver abusato di una minore, il quale, dalle pagine del sito a lui dedicato (www.donluciano.org) scrive ai suoi fedelissimi, mentre è sottoposto al regime dei domiciliari, ripercorrendo la propria vicenda giudiziaria.

Ecco alcuni passi tratti dalla missiva: “Alcuni giorni fa – scrive don Luciano – dopo due mesi di attesa, sono state pubblicate le motivazioni della Sentenza di II Grado, emesse dalla I Sezione della Corte Penale presso il Tribunale di Genova. Ho sempre detto che le sentenze dei Tribunali non si commentano ma si accettano per cui nemmeno questa volta scenderò nello specifico e, ad essere sincero, la cosa non mi dispiace per nulla in quanto troverei difficoltà nel confrontarmi con un racconto che, come era prevedibile, non essendoci prove a mio carico, si risolve in una costruzione di tipo aprioristico. Probabilmente in un prossimo futuro valuterò con maggiore attenzione lo scritto; per ora mi sono limitato ad usare il metodo adottato dal Pubblico Ministero in sede di Appello, cioè ho spulciato qua e là le ventiquattro pagine”.

“Del resto in questi giorni parlare dello stato in cui versa l’amministrazione della Giustizia nel nostro paese sarebbe un’operazione decisamente impietosa – prosegue il sacerdote – Vi confido che osservare i servizi televisivi nei quali i Magistrati sfilavano in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, addobbati con pellicce e abiti pittoreschi, con un lento incedere, cadenzato e solenne, contrastava alquanto con la realtà che ho incontrato, fatta di detenuti segregati in pochi metri quadrati, in carceri che assomigliano più alle gabbie delle galline in produzione intensiva che a dimore destinate ad ospitare esseri umani”.

Sono stati due anni duri per don Luciano Massaferro: da quel 29 dicembre 2009, quando è stato arrestato e immediatamente carcerato, dopo che un’undicenne ha raccontato di essere stata molestata in almeno tre casi dal sacerdote della parrocchia di San Vincenzo Ferreri. “Forse il segreto per non agitarsi in questo mondo, tutto dedito all’apparire a discapito dell’essere, sta nell’andare oltre le voci, le calunnie, le fantasie e restare ancorati alla salda realtà dei fatti – sostiene nero su bianco – Quando una persona è serena, in pace con se stessa, libera da condizionamenti e tranquilla nella propria coscienza credo riesca a vivere bene al di là di quanto gli altri possano pensare, dire o fare. Sono sempre stato convinto (e continuo ad esserlo) che prima o poi l’evidenza della realtà verrà riconosciuta: è solo una questione di tempo e quindi necessariamente di pazienza”.

“Vorrei infine condividere con voi un’ultima riflessione. Da quando è iniziata la vicenda che mi ha visto inerme spettatore, data la mancanza di riscontri concreti, si sono formate due linee di pensiero che per loro natura si trovano agli antipodi, anche perché ovviamente davanti a un’accusa come quella che mi è stata fatta non ci sono posizioni di mezzo, ci si deve necessariamente schierare. Fino a questo punto nulla da obiettare. Il problema a mio modesto avviso nasce subito dopo, quando ci si chiede in base a quale motivazione una persona razionale debba pronunciarsi a favore o contro di me. Dico questo perché ho scoperto che le persone, nella maggioranza dei casi, fondano la loro opinione su pre-concetti. Cerco di spiegarmi meglio”.

“Chi pensa che io sia colpevole del reato di molestia sessuale ragiona in questo modo: ‘il racconto di una minore, anche se incostante, in contrasto con riscontri concreti e relativo ad un solo pomeriggio esiste, lui è un prete e quindi sono convinto della colpevolezza’. Coloro invece che si schierano per l’innocenza si muovono pressapoco così: ‘è una delle solite storie che poi finiscono nel nulla, tipiche di questo paese, del resto non ci sono riscontri, conosciamo come funzionano le cose in Italia e poi ho stima dei preti’. A parte ci sono anche coloro che mi conoscono; da essi è subito emersa la posizione a mio favore in quanto nata dalla lunga frequentazione con il sottoscritto”.

“Insomma, alla fine della storia la mia vita deve dipendere dalla simpatia o dalla antipatia che suscita nelle persone il mio essere sacerdote. Fatte poche eccezioni, la maggioranza degli individui dunque prende posizione al di là della lettura delle carte processuali (…)”. E conclude: “Mi piacerebbe che l’assurda storia che mi vede coinvolto fosse anche l’occasione di una crescita umana, morale e spirituale per tantissime persone”.

Federica Pelosi

11 commenti a ““Don Lu”, nuova lettera ai parrocchiani: “Contro di me pregiudizi legati al mio essere sacerdote””
freeholly9 ha detto..
il 2 febbraio 2012 alle 15:00

perchè sono stato censurato IO e voi date così tanto spazio a questo pedofilo d m….a?

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Monkey D. Rufy ha detto..
il 2 febbraio 2012 alle 16:21

Leggere anche solo gli stralci di una lettera come questa è una cosa aberrante. Un prete condannato in appello per pedofilia, che si lamenta per la fastosità delle massime cariche giudiziare…che cos’è, una battuta? E’ la versione clericale di Silvio Berlusconi?

La libertà di parola è sempre un bene: che alla fine sia colpevole o innocente, da quanto scritto sopra si capisce perlomeno la sua caratura etica e morale.

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mamy67 ha detto..
il 2 febbraio 2012 alle 18:21

Ancora lui? Ma qualcuno glielo spieghi che la parola fine è stata scritta dalla Corte di Appello. Che tra l’altro (altri giudici, altro PM) ha confermato INTERAMENTE la sentenza di Savona.
In appello uno “sconticino” di pena viene dato quasi a tutti, ma a lui non è stato concesso nemmeno quello.
Per inchiodarlo con una condanna del genere ci devono essere state delle prove schiaccianti. Le condanne si infliggono quando ci sono delle prove non meri indizi.
Secondo me qualcuno del suo rango deve cercare di farlo ragionare anche se in effetti sarà difficile.
Ormai il suo ego deve essere talmente alto che si sentirà al di sopra della legge. Spero solo quella terrena…..

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Resist ha detto..
il 2 febbraio 2012 alle 18:22

Questi insulti non mi piacciono per niente.
Ma non mi piace neanche l’autodifesa del Sig. Massaferro.
Prima ironizza sulla Magistratura, poi afferma in pratica di essere giudicato in base al metro della simpatia o della sua condizione di “prete”.
Io non credo che un numero considerevole di Magistrati lo detestino, tutti insieme, per poterlo poi condannare.
Loro si, hanno letto tutte le “carte” e sentito tutte le testimonianze; infine hanno preso una decisione collegiale.
Noi cittadini possiamo avere opinioni o simpatie, ma non siamo in grado di emettere sentenze e togliere la libertà ad una persona.
Uno Stato civile è organizzato in questo modo: ha delle regole umane che dobbiamo rispettare e non deridere, se vogliamo che la società regga per il bene di tutti (il noto contratto sociale).
Dovrei ricordare Socrate che, per questi principi, decise di bere la cicuta e morire pur avendo la possibilità di fuggire.
Il Sig.Massaferro si proclama innocente come tanti altri Sacerdoti accusati dello stesso reato infamante. Posso capire la sua reazione di difesa di fronte alla realtà del carcere, ma rispetto il giudizio dei Magistrati.
Detto questo, ritengo il Vaticano comunque responsabile di una cattiva educazione dei propri Sacerdoti e di un’assurda chiusura al loro libero matrimonio.

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IronMan ha detto..
il 2 febbraio 2012 alle 19:01

Ancora tu . . . ? Ma non dovevamo vederci più . . .? e non ho sentito ancora UNA PAROLA di conforto per la ragazzina . . . i parrocchiani di Don Luciano sono come i Farisei al tempio. . .

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Von Ungern Sternberg ha detto..
il 2 febbraio 2012 alle 20:06

Che brutte notizie..

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Bandito ha detto..
il 2 febbraio 2012 alle 22:11

I pregiudizi sarebbero legati al fatto che è un prete? O al fatto che ha avuto due condanne? Il fatto che sia un prete al limite aggrava le condanne, ha abusato di una posizione di forza per approffittarsi di una bambina (sperando solo di una). Mi auguro che vada in cella presto, e che i suoi compagni di cella da buoni cattolici, gli spieghino cos’è il pentimento…o il piegamento.

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Fisher ha detto..
il 2 febbraio 2012 alle 23:36

Caro don Lu, la triste sequenza di commenti sintetizza egregiamente la tua riflessione sugli “schieramenti”. Obiettività, pacatezza, calma.. dove sono finite? Qualcuno ha anche scritto pedofilo di m…. reato di cui non sei mai stato accusato. Il solo tuo abito è per qualcuno un’accusa, anzi la certezza di colpevolezza. Io credo nella Verità.

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BrioLenin ha detto..
il 3 febbraio 2012 alle 02:51

Oh povero Don Lu…che parli dell’Italia come del tuo paese…il tuo paese è il Vaticano e stavolta non ti ha potuto salvare nemmeno il tuo capo come ha fatto con molti altri…per cui…resta in carcere e marcisci li dentro dato che ti permetti pure di sputare sentenze e di fare il prepotente…

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peppeskywalker ha detto..
il 3 febbraio 2012 alle 09:17

Be’ è di oggi che la cassazione ha ritenuto non obbligatorio il carcere per lo strupro di gruppo.
Tutto questo rispetto per la giustizia l’ho perso già da qualche anno….

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mamy67 ha detto..
il 3 febbraio 2012 alle 09:19

Non so se è ammissibile che un condannato, anche se sacerdote (ma per quanto ancora?) possa esprimersi così liberamente nei confronti della magistratura senza incorrere in ulteriori reati.
E’ umanamente comprensibile uno sfogo, ma se io fossi uno di quei magistrati che lo ha dovuto giudicare, magari anche soffrendo per la propria fede religiosa, non riuscirei a far finta di niente.
Il Vescovo o chi per lui potrebbe richiamarlo ad un po’ di umiltà, come ci viene insegnato con il catechismo.
Che venga rispettato il ruolo di ognuno.

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