Imperia, morte in carcere di un detenuto: ad uccidere Fabio Parodi forse un infarto fulminante
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Imperia. Infarto fulminante. E’ questa l’ipotesi più accreditata per spiegare l’improvvisa morte nel carcere di Imperia del savonese Fabio Parodi, 28 anni. Il giovane, ieri, non si è più svegliato dopo essere andato a dormire ed è stato privo di vita nella sua cella. Sarà l’autopsia, disposta dalla Procura di Imperia, che sarà eseguita domani mattina a sciogliere però ogni dubbio sulle cause della morte del ventottenne.
Parodi nel 2008 era finito nelle maglie dell’inchiesta “Maracanà” portata a termine dalla polizia con una serie di arresti nel mondo savonese degli stupefacenti. Nel penitenziario imperiese stava scontando quello che nel linguaggio giudiziario viene chiamato “cumulo di pene”, per reati vari, tra i quali appunto una storia di spaccio di droga per la quale aveva poi patteggiato due anni e sei mesi.
La notizia della morte del giovane ha lasciato sgomenti i familiari che erano andati a trovarlo qualche giorno fa e non si spiegano quanto successo: Parodi era un ragazzo in salute.
“La notizia della morte di un detenuto italiano nel carcere di Imperia intristisce tutti, specie coloro che il carcere lo vivono quotidianamente nella prima linea delle sezioni detentive, come le donne e gli uomini della polizia penitenziaria che svolgono quotidianamente il servizio con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità. Come a Imperia, realtà comunque difficile come dimostrano anche gli eventi critici avvenuti nel corso del 2010: parliamo di 13 episodi di autolesionismo, di 3 tentati suicidi, 11 soggetti che hanno in essere ferimenti, 12 scioperi della fame e 2 episodi violenti che hanno determinato danneggiamenti di beni dell’amministrazione penitenziaria” è stato il commento di Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.
“Questa ennesima morte di un detenuto testimonia ancora una volta la drammaticità della vita nelle carceri italiane – rilancia il Sappe – A poco o nulla è servita ad oggi la legge approvata sulla detenzione domiciliare, la legge 199 del novembre 2010 (improvvidamente definita ‘svuota carceri’), che consente di scontare ai domiciliari pene detentive non superiori a un anno, entrata in vigore il 16 dicembre scorso. Rispetto all’indulto che fece uscire complessivamente e quasi subito circa 35 mila persone detenute, ad oggi con la legge sulla detenzione domiciliare sono uscite poco più di 4mila persone dalle oltre 200 carceri italiane e solo 152 in Liguria”.
Martinelli denuncia ancora una volta le criticità del penitenziario di Imperia: “Mancano in organico circa 30 agenti di polizia penitenziaria mentre i detenuti sono costantemente oltre la capienza regolamentare: 100/110 i presenti (il 60% dei quali stranieri) a fronte di 69 posti letto. E’ dunque necessario intervenire anche incrementando concretamente gli organici dei baschi azzurri in servizio nella struttura di Imperia”.
4 commenti a “Imperia, morte in carcere di un detenuto: ad uccidere Fabio Parodi forse un infarto fulminante”
Sto qui aveva accumulato abbastanza pene da doverle scontare, cosa abbastanza difficile in Italia. Non credo sia poi questa gran perdita per la collettività, tanto appena uscito avrebbe ricominciato la sua solita carriera.
Nella foga di scrivere ho dimenticato di fare le condoglianze. A 28 anni,pur avendo sbagliato, è troppo presto per morire. Riposa in pace.




I problemi non ci sarebbero se il 60% degli stranieri venisse mandato nei rispettivi paesi a scontare le pene… anzi, ci sarebbe solo un bel guadagno: sia per i “nostri” detenuti, sia per i contribuenti.