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Articolo n° 209867 del 24/01/2012 - 17:09

Crac Ferrero: depositate le motivazioni della sentenza di assoluzione per Rebella

Savona Tribunale

Savona. Un’istruttoria dibattimentale definita “lunga, complessa e tesa” che però non ha permesso al Collegio dei giudici del Tribunale di Savona di “giungere, al di là di ogni ragionevole dubbio, alla prova di nessuno dei reati oggi contestati”. E’ questo, in estrema sintesi, il motivo per il quale Giorgio Rebella, 62 anni, l’ex amministratore e revisore dei conti della cooperativa Nuova Ferrero Impianti di Altare, è stato assolto da tutte le accuse nel processo che lo vedeva come unico imputato per il crac dell’azienda.

Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza che era stata letta l’11 luglio scorso e con la quale Rebella veniva assolto perché il fatto non sussiste dalle accuse di bancarotta fraudolenta documentale e distrattiva e truffa. In cinque pagine il Collegio dei giudici spiega perché l’ex amministratore della Nuova Ferrero non è stato condannato per nessuno dei reati che gli venivano imputati.

In particolare sulla distrazione di 92 mila euro (contestata nel capo “a”) la difesa, gli avvocati Gianfranco Nasuti e Andrea Argenta, aveva sostenuto che le somme incassate da Rebella fossero restituzioni di denaro contante che lui aveva versato alla cooperativa a titolo personala in momenti di poca liquidità. “Tale assunto – si legge nella motivazione – non è stato smentito dalla lunga istruttoria e, al contrario, sembra trovare riscontro nell’ammissione al passivo di 167 mila euro da parte di Rebella a titolo di prestito sociale”. I giudici inoltre spiegano che il fatto che non sia stata fatta una consulenza contabile che analizzasse in maniera approfondita e “ragionata” le scritture contabili (formalmente corrette, come evidenziato da uno dei commissari liquidatori) ha fatto sì che restassero prive di riscontro alcune circostanze: il fatto che Rebella abbia distratto e prima ancora ricevuto le somme corrispondenti alle fatture della “Sa Zara a sa Coidedda”, ma anche che lui abbia svolto attività di duplicazione fatture.

Sulla truffa “non è emersa prova della consapevolezza di Rebella della grave situazione di dissesto creatasi nella cooperativa e causata principalmente dal mancato pagamento di alcune importantissime commesse” inoltre secondo i giudici “tutti i soci erano ben consapevoli di sottoscrivere garanzie personali onerose e rischiose”.

Il pubblico ministero Giovanni Battista Ferro aveva chiesto per Rebella una condanna a cinque anni di reclusione. Secondo il quadro accusatorio, l’imputato aveva convinto i soci della cooperativa a sottoscrivere una fideiussione per un importo di 1 milione e 600 mila euro, illimitata, con durata di 15 anni, facendoli diventare garanti personali dei debiti che la cooperativa, già nel 2003 in stato di dissesto, aveva accumulato.

Inoltre il pm Giovanni Battista Ferro accusava l’ex presidente della Nuova Ferrero Impianti di aver commesso i fatti “con abuso di relazioni di prestazioni d’opera”. Giorgio Rebella, finito agli arresti domiciliari nell’estate del 2007, si era invece sempre difeso sostenendo di aver sempre agito a favore della cooperativa, pur nelle difficoltà per le adempienze delle altre aziende.

Secondo l’avvocato Stefano Marletta, che assisteva alcuni dei soci che si erano costituiti parte civile, la posizione di Rebella era ben definita: “Lui aveva creato un dissesto da 8 milioni di euro e convinse i soci a firmare la fideiussione quando c’era già uno stato di insolvenza. Il buco si era creato perché in più occasioni lui produceva delle fatture false per ottenere degli anticipi sulle stesse dalla banca”. Sempre secondo la tesi dell’avvocato Marletta già quando il disavanzo della Nuova Ferrero era di 3 milioni di euro Rebella ne aveva dichiarati solo 350 mila mentendo, di fatto, sulla reale situazione del bilancio della cooperativa. Una tesi che, evidentemente, però non ha convinto i giudici che hanno assolto Rebella.

“Il ragionier Rebella è stato solo una vittima degli eventi del crac che ha interessato la cooperativa Nuova Ferrero Impianti di Altare e la sentenza di oggi dimostra che la verità processuale è coincisa con quella reale” era stato invece il commento degli avvocati Gianfranco Nasuti e Andrea Argenta dopo l’assoluzione di Giorgio Rebella.

“Si è fatta finalmente giustizia riguardo alla mia persona e la verità è venuta alla luce nel corso delle fasi del dibattimento. Non ho mai truffato la cooperativa o ingannato i soci, anzi mi sono adoperato con tutte le mie forze per salvare la situazione debitoria, rimettendoci anche 400 mila euro. Questa sentenza la dedico a tutti i familiari e amici che dall’arresto del 2007 ad oggi mi sono stati vicini, oltre ad un ringraziamento ai miei legali che hanno avuto un ruolo importante anche dal punto di vista umano” aveva invece commentato Rebella.

Redazione

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