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Un artista savonese al Priamar

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Savona. Fino al 22 dicembre è possibile ammirare nelle Cellette del Palazzo della Sibilla al Priamar di Savona la personale di Rado, un artista savonese di rara sensibilità. In esposizione opere realizzate in acrilico su grandi lastre di ardesia. Giovanni Battista Radosavljevic, al secolo Rado, nasce a Savona nel 1949.

Rado manifesta sino dalla fanciullezza una profonda curiosità per le leggi che governano il “Tempo”, la vita ed i rapporti tra le genti; poco incline alla metodologia scolastica di quei tempi inizia, “sua sponte” a cercare nella lettura così come nei primi viaggi, quella formazione che sarà poi fondamentale nelle scelte di vita e nelle considerazioni sul rapporto fra “Immanenza” e “Trascendenza”. E’ fondatore della “Libreria Esoterica G.B. Radosavljevic, che dal 1987 al 1991 la vede come una delle prime e più attive librerie del settore con rapporti di scambio con quasi tutti i paesi europei, organizzatrice di conferenze pubbliche di grande riscontro e promotrice di corsi di approfondimento. Dal 1991 in poi, “Rado” ha viaggiato all’interno ed all’esterno delle persone e di se stesso sino ad arrivare alla “Necessità” di esprimersi attraverso la forma più alta e più universale che l’uomo conosca, L’arte del fare Arte, emulazione ultima della “Presunzione” umana che è il “Creare” un nuovo universo con le proprie mani.

Rado è partito volutamente ispirandosi alla semplicità (Apparente) dell’arte visivo/ narrativa degli Aborigeni Australiani, alla maniera di costruire “Punto a punto”. Il “Punto Zero” dell’arte “Primigena” è un punto di colore su di una superficie e da li sono partito alla scoperta dell’arte che si cela in ognuno di noi. Afferma Rado: “L’ardesia è stata la “Prima pelle” sulla quale i miei lavori hanno cominciato a respirare, e credo che sarà sempre una costante per le molteplici opportunità che offre. Questa mia prima è una mostra che vuole portare il bidimensionale ad affacciarsi alla gloria della scultura, del “Tuttotondo”. Ogni pezzo è fortemente tattile, a volte impasto la sabbia fine e colorata delle dune di Merzouga, a volte le terre che raccolgo in Africa per formare quel messaggio che affiancandomi all’idea dei Canti di B. Chatwin vuole portare l’uomo verso quei percorsi interiori che sono il naturale navigatore satellitare degli Aborigeni”.

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