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Tomaso riceve la visita e un pacco natalizio dall’Ambasciatore, la madre: “Atto significativo dello Stato italiano”

India. Non solo rinvii ma anche buone notizie in merito alla vicenda di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, condannati dal tribunale indiano all’ergastolo per la morte del loro amico Francesco Montis.

Ieri l’Ambasciatore Italiano a New Delhi, Giacomo San Felice di Monteforte, si è recato nel District Jail di Varanasi a far visita ai due ragazzi, rinchiusi nel carcere indiano da quasi due anni.

“Era accompagnato dall’addetto consolare Davide Franchini e ha portato ai ragazzi un pacco natalizio, ma soprattutto si è sincerato del trattamento carcerario nei loro confronti. Li ha trovati in buona salute sia fisica che psicologica. E’ rimasto a colloquio con entrambi, favorevolmente stupiti della visita e li ha trovati ben integrati nell’ambiente carcerario” scrive la madre, Marina Maurizio.

“Li ho trovati sereni – ha detto l’ambasciatore – e da parte mia li ho incoraggiati a tenere duro. I legali indiani a cui la famiglia di Bruno ha affidato la difesa dei due stanno cercando di ottenere dalla magistratura un rilascio dietro cauzione in attesa del processo, e comunque un calendario celere di udienze per arrivare alla sentenza di appello. Noi ci adopereremo in ogni caso perché la Corte suprema emetta una direttiva fissando un calendario di udienze ravvicinate per arrivare ad una nuova sentenza che auspichiamo favorevole. Non si deve infatti dimenticare che per tale richiesta ci sono motivazioni fondate: si tratta di giovani che sono lontani dalla loro patria e dai loro genitori e sono fiducioso che la richiesta possa essere accettata e permettere anche un esito positivo del processo”.

“Questa è stata anche per noi una notizia inattesa, ma soprattutto un atto importante e significativo compiuto dallo Stato Italiano nella vicenda” prosegue la madre.

“Maggiori dettagli sull’incontro, li avremo solo dopo che Tomaso ed Elisabetta ci scriveranno, non potendo comunicare in altro modo con loro” conclude la madre che partirà per l’India a trovare il figlio il 20 dicembre prossimo.

Commenti

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  1. Scritto da Giuliano Bernat

    Era ora.Magari non sono dei chierichetti ma la mia impressione è che con gli stranieri,nel dubbio e soprattutto in un caso di “omicidio”,i governi locali applichino una severità piuttosto marcata.Anni fa per esempio,una persona mi raccontò di essere stato arrestato ed incarcerato in un paese asiatico per diversi giorni per un incidente stradale nel quale aveva ragione!Quindi non mi stupisce più di tanto questa severità.Ma l’importante è che lo Stato,anche attraverso un pacco regalo,si faccia vivo.