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Scuola, l’assessore Rossetti: “Sbagliata la norma Gelmini sul dimensionamento, bisogna cambiarla”

Regione. “La norma Gelmini contenuta nella manovra 183 del 2011 che prevede il dimensionamento delle scuole superiori con meno di 600 alunni entro il gennaio del 2012 è profondamente sbagliata per questo chiediamo al Ministro dell’Istruzione, Profumo di bloccarla o almeno di rallentare la sua entrata in vigore”.

Lo chiede l’assessore regionale alla formazione, istruzione e bilancio, Pippo Rossetti all’indomani dell’approvazione in Consiglio regionale della delibera sul completamento dell’offerta formativa per la scuola secondaria superiore, approvata anche dalla minoranza.

“Non ha nessun senso , di questi tempi, – spiega Rossetti – ridimensionare gli istituti superiori con meno di 600 alunni in meno di un anno, senza dare il via ad un percorso progettuale che coinvolga gli stessi istituti, le Province, le famiglie. Tutto questo nasce dall’ex Ministro Gelmini per esigenze di cassa e si innesca in un processo progettuale già avviato sul territorio che non tiene conto degli indirizzi formativi delle scuole già delineati”.

L’assessore Rossetti si rifà al buon senso “e’ impensabile dare il via ad un piano di dimensionamento degli istituti superiori prima dell’anno scolastico 2013–2014. Per questo come Regioni chiediamo al Ministro Profumo di stoppare il piano Gelmini e avviare un processo di partecipazione come è stato per la nascita degli istituti comprensivi con all’interno le scuole materne, elementari e medie che verrà sancita entro il 31 gennaio del 2012 applicando il criterio dei 1.000 allievi per istituto”.

“Per quanto riguarda la Liguria – ha continuato Rossetti – abbiamo completato la mappa degli indirizzi formativi della scuola secondaria confermando quanto già c’era e arrivando ad applicare la riforma dei licei, dei tecnici e dei professionali fino in fondo. Un’operazione che ha richiesto alcuni mesi di lavoro e si è svolta nel pieno consenso delle Province”.

“In questo momento – conclude Rossetti – la patata bollente è nelle mani del Ministero che non può non tenere conto delle esigenze pedagogiche e di formazione, considerando un’offerta formativa ottimale dal punto di vista della varietà e della richiesta del territorio con istituti che possano reggere il peso e i costi dei cambiamenti normativi e organizzativi in termini di collegamenti con il mondo del lavoro e con l’Università”.

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