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Savona, stroncato traffico illegale di tartarughe: la responsabile punita con un’ammenda da 42500 euro foto

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Savona. Un traffico illegale di tartarughe, di una specie protetta dalla Convenzione di Washington (CITES), che aveva come fulcro anche Savona. E’ stato scoperto e bloccato dalle indagini del Servizio CITES di Genova e del Comando Provinciale di Savona del Corpo forestale dello Stato che hanno individuato la responsabile, una savonese appunto. L’operazione, frutto di una lunga ed intensa attività di indagine finalizzata alla repressione del mercato clandestino di animali protetti dalla Convenzione di Washington, ha preso le mosse in seguito alla scoperta, alcuni mesi, fa su alcuni siti internet di inserzioni pubblicitarie per la vendita di tartarughe di terra appartenenti alle specie in via d’estinzione realizzate proprio in Provincia di Savona.

Le indagini hanno permesso di identificare chi si nascondeva dietro le inserzioni illegali, una donna residente nel Comune di Savona, che è stata prima deferita all’Autorità Giudiziaria per detenzione e vendita illegali di specie tutelate dalla Convenzione di Washington e poi, dopo la richiesta della Procura della Repubblica di emissione di decreto penale di condanna, punita con 42.500 euro di ammenda.

Quando gli uomini del Corpo Forestale hanno individuato la donna, dopo i preliminari accertamenti di rito, hanno valutato la possibilità, considerato l’ingente quantitativo di esemplari posti in vendita e il relativo basso prezzo, 35-40 euro per un esemplare giovane (prezzi da mercato nero), che dietro alle inserzioni si celasse un vasto traffico illegale.

L’ipotesi investigativa è stata confermata dagli annunci di vendita con possibilità di “scambio” presso una fiera specialistica del settore, che si sarebbe tenuta il 7 maggio scorso a Milano. Opportunamente informata la competente Procura della Repubblica di Savona, aveva ritenuto opportuno effettuare una perquisizione presso la residenza della donna, a Savona, per verificare l’eventuale detenzione di esemplari di origine illegale. La perquisizione, avvenuta proprio nel mese di maggio, aveva portato così alla scoperta di una ventina di esemplari di tartaruga di terra, appartenenti principalmente alla specie Testudo hermanni. Gli animali, privi della relativa documentazione CITES prevista dalle normative vigenti in materia di tutela delle specie in via di estinzione e pronti ad essere commercializzati, erano quindi stati sequestrati.

Oltre a questi esemplari, a seguito della perquisizione, erano stati ritrovati documenti riconducenti a vere e proprie “prenotazioni” di tartarughe da parte di privati cittadini a vari prezzi, le cui consegne sarebbero state proprio fatte durante la fiera di Milano in questione. Ma soprattutto era stata ritrovata un’ampia documentazione, anche a livello informatico, in cui molteplici elementi hanno fatto pensare ad una vera e propria “organizzazione”, formata da varie persone dedite all’allevamento e alla vendita totalmente illegale di esemplari di tartarughe di terra, con interessi in molte Regioni italiane, tra cui anche la Sicilia e la Toscana.

L’ipotesi è che le consegne degli animali avvenissero non unicamente tramite incontri personali ma soprattutto con spedizioni postali contenenti un numero variabile di tartarughe (a seconda del peso), come emerso dalla documentazione posta sotto sequestro, da cui risultava che le spedizioni dei rettili erano coperte da false dichiarazioni inerenti il contenuto del pacco. “Ciò che risalta e preoccupa è tuttavia la consapevolezza e la piena percezione, da parte dei soggetti coinvolti, dei reati commessi: infatti essi stessi ammettevano, nei confronti dei potenziali acquirenti, la mancanza di documentazione attestante la legittimità delle operazioni che effettuavano ed inoltre utilizzavano particolari accorgimenti al fine di ridurre al minimo il rischio di essere individuati” spiegano dal Corpo Forestale dello Stato.

“L’attività di vendita delle tartarughe avrebbe consentito un cospicuo giro d’affari, valutabile nell’ordine di decine di migliaia di euro. Le ulteriori informazioni riguardo altri possibili soggetti coinvolti nel traffico clandestino di tartarughe sono state appositamente inoltrate al Servizio CITES Centrale, che, in qualità di coordinatore dell’azione investigativa su tutto il territorio nazionale, ha opportunamente diramato valide informazioni investigative, che hanno nei mesi scorsi già dato frutto con diversi sequestri di animali di origine illegale” aggiungono i coordinatori dell’operazone.

Il sequestro si inserisce in un più vasto scenario investigativo che fa perno sulle vendite di specie protette su internet attraverso siti dedicati agli animali. Dalle inserzioni sui giornali, fenomeno diffuso negli anni passati, i trafficanti usano sempre più spesso la rete per proporre specie di difficile reperibilità annunciando la presenza delle certificazioni CITES previste dalla legge che poi risulta invece falsa o inesistente. Una nuova forma di crimine che permette di condividere contatti, domande e offerte senza necessariamente avvalersi di un’organizzazione criminale di riferimento. Questo rende il lavoro investigativo sempre più difficile e specialistico per l’individuazione degli inserzionisti e dei trafficanti.

I trafficanti operano inoltre una concorrenza sleale rispetto ad un mercato legale di animali che può essere controllato con più facilità e mette a disposizione una serie di infrastrutture di legge che assicurano anche la corretta detenzione e custodia degli animali (strutture, quarantene, controlli sanitari). Il Corpo Forestale ha istituito da tempo una speciale unità di indagine denominata Wildlife Web Crime Unit dove personale specializzato si occupa di scandagliare le inserzioni e tracciare gli indirizzi di rete per risalire ai responsabili sul territorio nazionale o all’estero.

Commenti

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  1. Bandito
    Scritto da Bandito

    Non mi è tutto chiaro dall’articolo, ma se ho capito bene le tartarughe venivano allevate in Italia, quindi il traffico, ben lungi dal costituire un pericolo per una specie in via di estinzione, contribuiva invece ad aumentarne il numero. La violazione a questo punto sarebbe puramente di natura fiscale, non avendo le richieste certificazioni non pagavano le tasse sul traffico.