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Regione, Burlando sul vertice di maggioranza: no a cambi in giunta, apertura sulla sanità

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Regione. E’ arrivato il momento delle scelte: o dentro o fuori”. Così Claudio Burlando nel suo intervento conclusivo durante la lunga seduta di maggioranza in Regione, per la prima volta a porte aperte e in diretta televisiva.

Tutto è iniziato martedì nei corridoi di via Fieschi, con la dichiarazione di Armando Ezio Capurro: “o si affronta la questione degli assessori esterni o mancheranno 5-6 voti al bilancio”. E’ stato proprio il presidente Claudio Burlando a tracciare la cronistoria della ormai nota crisi di maggioranza che secondo lo stesso Governatore “andava gestita in un altro modo”.

“Sarebbe stato meno grave se come ha detto Marta – ha detto Burlando riferendosi al tweet della Vincenzi – fossimo in crisi perché non ci sono più soldi, invece il bilancio, pur con il 20% di tagli, sarà approvato senza problemi”. La questione è quindi un’altra: “Siamo l’unica realtà in Italia a governare con questo modello che abbraccia tutte le forze di centrosinistra, dall’Udc alla Fds. E in quasi due anni – ha ricordato Burlando – non c’è mai stato un serio problema sul programma che non siamo stati in grado di risolvere”.

Per un paese “fondamentalmente di centrodestra, questo potrebbe essere un modello giusto, perché ora noi vinciamo solo quando loro sbagliano. In un momento grave, con pochissime possibilità di salvarsi, non sopporto più che vengano buttate via occasioni così importanti”.

L’altro aspetto riguarda poi una questione di metodo. Secondo il governatore azzerare metà giunta equivarrebbe a un “fallimento”. “Io sono per iniziare con una squadra e finire con quella, come faceva il grande Franco Scoglio. E’ una mia opinione ma è anche un diritto del presidente, una prerogativa dello statuto di cui sono molto geloso”.

Ma soprattutto si tratta di un nodo politico essenziale su due fronti. Da una parte eliminare sei assessori significherebbe far passare il messaggio che “cambiare o non cambiare mezza giunta è uguale, senza considerare il valore delle persone scelte e le relazioni costruite in 20 mesi”. Dall’altra: “Se il consiglio mi impegna a rivoluzionare la giunta, le mie prerogative verrebbero meno, potrebbe apparire come un condizionamento, un logoramento per le tappe successive, consegnando di fatto un ente più debole”.

Da Burlando, però, è arrivata anche un’apertura: “Accetto che venga messo in discussione il tema sanità, ma faccio fatica a collegarlo con il taglio degli assessori”. E proprio sul comparto sanitario, il presidente ha sottolineato i passaggi che hanno portato al buco di bilancio e alle soluzioni per affrontarlo.

“Siamo l’unica Regione che è riuscita a concludere un piano di rientro in positivo, con il 2009 in attivo”. Da allora però “è accaduta cosa grave, con le decisioni dei ministri Saccone e Fazio noi siamo stati massacrati, la pesatura anziani era bassissima. 5 punti in inflazione e meno soldi in assoluto, una porcheria su abbiamo cercato di agire con ogni mezzo per non alzare le tasse”.

“Mancano 110 milioni – ha sottolineato – vi propongo lo sforzo di continuare a spendere di meno per non gravare su famiglie o imprese che non ce la fanno più. Non ho ancora perso le speranze di non mettere le tasse, ma per far questo abbiamo bisogno della cartolarizzazione”.

Torna il tema della vendita degli immobili Asl, il cui provvedimento, con il ritiro dell’assessore Fusco e la trasformazione in emendamento, ha dato fuoco alle ceneri, mandando in tilt la maggioranza. “Mi sono adirato perchè mi sembrava giusto me lo dicesse prima, ma aveva ragione lei, avremmo rischiato con possibili tentativi di far saltare bilancio”.

La promessa è quindi quella di una maggiore condivisione. “La sanità va condivisa di più, avete ragione – ha ammesso Burlando facendo una concessione – Un’operazione così difficile o si fa con grande condivisione o non si fa. Se non ci sono altre questioni, prendiamo questa giornata e mettiamoci intorno al tavolo a discutere”.

Il futuro secondo Burlando ha tre marce: crescita, perché “il mercato non cresce da solo”, un governo che “deve garantire politiche sociali” e la grande sfida dei conti pubblici, “altrimenti vince solo la rendita, pagheremo solo tasse che andranno ai ricchi”.

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