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Nascite: i 35,4% degli italiani nasce con il parto cesareo

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I numeri lo confermano: i parti cesarei vengono fatti soprattutto nei punti nascita più fragili, quelli con meno di 500 parti l’anno (44,7%), e più in generale in quelli privati, a prescindere dalla dimensione (50,5%).

A livello di media nazionale la percentuale di parto chirurgico è del 35,4%. A rilevarlo è l’indagine sui punti nascita presentata oggi a Roma dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari. L

a quota dei parti cesarei registra il suo picco massimo del 44,7% nei punti nascita sotto i 500 parti l’anno, e poi cala progressivamente man mano che aumenta il numero di parti fatti dalla struttura, così come il numero di posti letto e organico.

Si scende infatti al 39,2% nei presidi piccoli che fanno tra 500 e 1000 parti, al 34,8% nei punti nascita fragili ma con più di mille parti l’anno, al 33,1% in quelli medio-grandi fino ad arrivare al 32.8% nei punti nascita grandi con oltre parti 1000 l’anno, dove si assistono patologie materne preesistenti o insorte in gravidanza, le maggiori percentuali di pazienti immigrate, età materna più elevata, maggiore carico di lavoro, disponibilità di parto analgesia, di neonatologia/terapia intensiva neonatale.

Il valore medio nazionale di cesarei sale invece al 38,3% se si sommano tutte le medie delle percentuali dei vari tipi di punti nascita, dove a incidere è il numero dei piccoli presidi, i più numerosi e dove si registra il maggior numero di cesarei.

Nei punti nascita con 500 parti l’anno solo il 5,8% delle strutture fa “pochi” cesarei, nell’ordine del 20%, mentre è il 27,8% dei centri più grandi a effettuare il parto chirurgico in oltre il 40% dei casi. Altro aspetto rilevante è che il cesareo è fatto nel 50,5% delle strutture private contro il 36,9% di quelle pubbliche.

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