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Incendio Vado Ligure, si stringono le indagini: la Procura sequestra un raudo foto

Vado Ligure. Il fascicolo aperto dalla Procura sulle cause dell’inferno di fuoco che ha assediato Segno e poi l’intero comprensorio vadese è contro ignoti. Ma, come anticipato ieri, la pista battuta dagli inquirenti in via prioritaria è quella di petardi o botti esplosi da qualcuno che avrebbero provocato il rogo del pomeriggio, il 24 dicembre, dal quale in serata sarebbero derivati gli altri focolai, con il vento che sospingeva i tizzoni e sparpagliava le fiamme.

La magistratura sta vagliando le relazioni del nucleo operativo dei carabinieri e degli specialisti del Nipaf della Forestale. La Procura ha sequestrato un raudo rinvenuto nelle zone colpite dall’incendio. Non c’è per ora nessun iscritto nel registro degli indagati. Anche gli investigatori sono cauti e non escludono le altre ipotesi, ma sempre sulla linea del fatto colposo.

“Lavoriamo su più versanti d’indagine – dice il colonnello Olindo Di Gregorio, comandante provinciale del reparto operativo dell’Arma dei carabinieri cui la Procura ha affidato il coordinamento dell’inchiesta – Ci sono diverse ipotesi per le quali stiamo incrociano i riscontri e le testimonianze dei residenti”.

A innescare il primo incendio potrebbero essere stati alcuni grossi petardi o raudi fatti esplodere nel pomeriggio della vigilia di Natale, all’intersezione di una strada di Segno, ai margini del bosco. Il giorno prima alcuni residenti della zona avevano avvertito la polizia della presenza di ragazzini intenti a scoppiare i botti, ma si era poi rivelato l’esercizio di un divertimento innocente e lecito. Sta di fatto che la causa della “imperizia” con i raudi ora è la più approfondita dagli inquirenti.

“In alcune zone si è passati alla bonifica, altre due zone invece sono ancora sotto incendio – riferisce il sindaco Attilio Caviglia – La situazione è comunque sotto controllo. Per fortuna le fiamme sono distanti dalle case e non vi sono persone in pericolo e famiglie da portare via. C’è tanta gente che opera, l’organizzazione è eccellente. Ringrazio tutte quelle persone che hanno lasciato le loro case in giornate di festa per venire qua e dare una mano. Stiamo organizzando per i volontari circa 250 pasti a turno”.

“Non ho parlato con nessuno delle possibili cause perché continuo a lavorare sull’emergenza. Ho sentito parlare dell’ipotesi dei petardi ma pensare che due bimbi abbiano innescato tutto questo mi pare improbabile. Ora sto comunque parlando come uomo della strada, non mi sono occupato delle cause del rogo” afferma il primo cittadino.

“Potrebbe esserci un’origine dolosa – aggunge – C’è comunque chi si occupa di questo, si vedrà. Io, intanto, penso alla salvaguardia delle persone e alla difesa delle abitazioni. In questi giorni sia Provincia che la Regione ci sono state profondamente vicine: credo che alla fine ci si siederà tutti attorno ad un tavolo per ricostruire i boschi di questo territorio che ne ha davvero bisogno”.

Ormai oltre 400 ettari di macchia mediterranea sono andati in fumo. L’emergenza prosegue in particolare a Segno, con focolai ancora attivi. Ma le fiamme continuano a spostarsi anche verso il territorio di Spotorno, dove sono stati dirottati alcuni vigili del fuoco. Alle spalle dei depositi Petrolig, a metà strada tra la valle di Vado e San Genesio, è divampato un altro fronte. Le operazioni di soccorso sono gestite dall’unità di crisi istituita presso la frazione di Sant’Ermete. Sul fronte di fuoco, spezzato in numerosi fronti stanno lavorando tre Canadair, un elicottero Ericsson S64 e un elicottero della Regione Liguria.

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