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Incendio Vado, i canadair tornano a volare: paura per una casa minacciata dalle fiamme foto

Vado L. Il rombo dei canadair è tornato a farsi sentire sui cieli di Vado. Sono due, per ora, gli aerei della Protezione Civile che stanno lanciando acqua sulle fiamme nel tentativo di placare, una volta per tutte, l’avanzata dell’incendio boschivo che da quattro giorni tiene in allarme la frazione vadese Segno, ma anche la vicina Sant’Ermete.

Dopo che nella notte alcuni focolai avevano ripreso a bruciare con una certa intensità, ora l’allarme più grosso è per un’abitazione nel bosco nel versante sinistro, sopra a località Ponte dell’Isola. Le operazioni dei canadair in questo momento sono finalizzate a proteggere proprio questa casa. Al momento però non è previsto nessuno sgombero per la famiglia che la occupa come conferma il sindaco Attilio Caviglia: “Sono con la famiglia ora. Per adesso non è necessario evacuare e crediamo che l’intervento dall’alto possa essere risolutivo”.

Era stato proprio grazie al massiccio intervento dei mezzi aerei e della diminuzione del vento che ieri pomeriggio il rogo sembrava sotto controllo. Se nella notte le fiamme non fossero tornate ad ardere questa mattina di sarebbe potuto procedere con la bonifica del territorio devastato dall’incendio: vigili del fuoco, agenti della Forestale, soccorritori, protezione civile, forze dell’ordine e volontari AIB invece devono ancora combattare con il fuoco.

Stanotte è stato fatto tutto il possibile da terra per arginare le fiamme ed impedire che si espandessero ancora ad aree non colpite. E’ dal pomeriggio della vigilia di Natale che le colline del comprensorio vadese e quilianese sono invase dal fuoco che le ha letteralmente ridotte a lande desolate: si stimano almeno 250 ettari di vegetazione andata in fumo tra Segno, Sant’Ermete e San Genesio. Una tragedia per l’ecosistema vadese e quilianese. Ma la conta dei danni deve ancora arrivare.

Uno dei nemici, che ha contribuito ad alimentare l’incendio, è stato il vento di tramontana, con le sue raffiche a 100 chilometri all’ora. Il vento ha causato il cosiddetto spotting, cioè il fenomeno per il quale materiale facilmente infiammabile come foglie, piante o arbusti viene sospinto dalle sferzate su tutto il territorio, spargendo i focolai che, in presenza di sottobosco e pigne, o anche delle chiome degli alberi, trova modo di innescare nuovi roghi.

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