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Frane e alluvioni, si chiude un anno drammatico. L’allarme dei geologi: “6 milioni di italiani in zone ad alto rischio”

Il 2011 è stato un anno “dissestato” tra frane e alluvioni che hanno colpito il nostro Paese da nord a sud. Solo negli ultimi mesi sono state duramente colpite la Liguria (LO Spezzino così come Genova), Campania, Sicilia, Toscana e il Lazio, oltre a paesi e città di assoluto valore, come le splendide località delle Cinque Terre e la stessa Roma, che sembravano distanti dai problemi di dissesto idrogeologico.

A denunciarlo è Gian Vito Graziano, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, che parla di un 2012 che dovrà essere all’insegna della prevenzione. “Il 2011 è stato veramente un anno drammatico – dice – Il nostro pensiero in questi giorni di festività va alle popolazioni duramente colpite, a chi è costretto ancora a vivere fuori dalle proprie case, va a quei giovani che hanno liberato le strade ed i palazzi dal fango e, ovviamente, va ai familiari delle tante vittime di una dissennata politica del territorio. L’auspicio è che quello che è accaduto non accada ancora. Ma per far questo l’Italia, ottava potenza mondiale, Paese che ama definirsi civile, deve credere fortemente nella politica della prevenzione”.

“L’augurio è che nel 2012 l’Italia punti veramente sulla prevenzione – ha proseguito Graziano – sia sul fronte dissesto idrogeologico, sia su quello del rischio sismico. Solo così potremo salvare vite umane, ma anche il nostro grande patrimonio di beni archeologici e culturali. Solo così in Italia si avrà una possibilità di sviluppo economico e si creeranno nuovi posti di lavoro. Il Presidente americano Roosvelt nel 1929, quando era in atto una delle più pesanti e forti crisi economiche, investì nella Green Economy, creando 300.000 nuovi posti di lavoro. In questa Italia, vero e proprio manuale di geologia, si potrebbe dare impulso allo sviluppo economico, rilanciando le Scienze della Terra e la prevenzione dai rischi naturali. Nell’Italia appena unita, era il 1861, si creò il Servizio Geologico Nazionale. A farlo fu l’ingegnere e geologo Quintino Sella. Puntare sulla prevenzione è un obbligo nei confronti delle nuove generazioni e di quei tanti giovani ai quali va restituita la speranza di un futuro di crescita”.

Ed i numeri parlano chiaro. Stando al rapporto del Consiglio Nazionale dei Geologi sono 6 milioni gli italiani che abitano un territorio ad alto rischio idrogeologico e ben 22 milioni i cittadini che abitano in zone a rischio medio. L’89% dei Comuni italiani è in aree ad elevata criticità idrogeologica, rappresentando il 10% della superficie italiana. Un milione di persone in Campania vive in zone a rischio idrogeologico, 825.000 in Emilia Romagna ed oltre 500.000 in ognuna delle tre grandi regioni del Nord, Piemonte, Lombardia e Veneto.

“Un’attenzione particolare dobbiamo riporla anche nella mitigazione del rischio sismico – ha continuato Graziano – perché i Comuni potenzialmente interessati da rischio sismico elevato sono ben 725, mentre 2.344 sono a rischio medio. Il 60% degli 11,6 milioni di edifici italiani a prevalente uso residenziale è stato realizzato prima del 1971, così come gli edifici scolastici ed altri edifici strategici, mentre l’introduzione della legge antisismica per le costruzioni in Italia risale al 1974. Questo patrimonio immobiliare, così come quello culturale ed archeologico deve essere salvaguardato. E con essi va salvaguardata la vita di chi vi abita e vi lavora. La parola d’ordine è sempre prevenzione”.

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