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Caso Drocchi, tangenti a Vado: pm chiede proroga per inchiesta su operazione “Dumper” foto

Savona. Per la fine di ottobre era prevista la chiusura. Invece l’inchiesta della Procura di Savona sul giro di corruzione, falsità in atti pubblici e riciclaggio, portato alla luce dall’operazione “Dumper” condotta con la Guardia di Finanza, è ancora aperta. Il pubblico ministero Ubaldo Pelosi, titolare dell’indagine, infatti ha chiesto al gip del tribunale di Savona una proroga di sei mesi per l’indagine che quindi continuerà anche nei primi mesi del 2012.

Dal sesto piano di Palazzo di Giustizia non arriva nessun commento in merito a questa decisione, ma, secondo quanto trapelato, si è scelto di chiedere una proroga per permettere di terminare gli accertamenti sul secondo filone dell’inchiesta. Quello che ha coinvolto altre due imprese edili finite sotto indagine, la “Edilambrosiani srl” di Vado Ligure e la “Cement-bit srl” di Savona che dagli accertamenti delle fiamme gialle risultano aver avuto contatti con Drocchi sia perché figurano tra le ditte che sponsorizzavano il Riviera Basket sia perché avevano eseguito lavori per conto del Comune di Vado Ligure.

L’operazione Dumper aveva portato in manette Roberto Drocchi, l’ex funzionario del Comune di Vado Ligure che deve rispondere di corruzione, occultamento di documenti contabili e falso in atti pubblici, perché, secondo gli inquirenti, ha intascato delle tangenti da imprenditori edili in cambio di un via libera per alcune opere pubbliche, fatte passare come urgenti per assegnarle senza gara d’appalto. Insieme a lui le misure cautelari avevano raggiunto: Andrea Balaclava, Pietro Fotia e Mario Taricco.

L’indagine “Dumper” era iniziata nel maggio dello scorso anno, prendendo le mosse da una serie di accertamenti fiscali e controlli all’azienda Scavo-Ter dei fratelli Fotia. Gli uomini della Guardia Finanza avevano indagato su una serie di lavori commissionati dal comune vadese che sarebbero stati assegnati con modalità non “pulite”. Lavori che riguardavano soprattutto interventi su fognature. L’accusa ipotizza che Roberto Drocchi, nella sua veste di funzionario dell’ufficio tecnico del comune vadese, abbia ricevuto delle mazzette da Balaclava e Fotia in cambio dell’assegnazione di lavori per l’ente pubblico. Sembra che per evitare le normali gare di appalto i lavori fossero fatti passare appunto come “urgenti” anche quando non c’era questa esigenza. Secondo i primi accertamenti uno dei sistemi adottati da Fotia per versare dei soldi a Drocchi sarebbe stata la “sponsorizzazione” della squadra di basket vadese, mentre Balaclava gli avrebbe ceduto delle mazzette direttamente. Da qui le accuse di corruzione e falso in atto pubblico.

Per Mario Taricco invece il coinvolgimento sarebbe solo nel “filone” del riciclaggio: avrebbe infatti ricevuto da Fotia del denaro frutto di operazioni inesistenti, incassato con un giro di fatture false. L’inchiesta aveva già portato in manette, nel gennaio scorso, Maximiliano Giuseppe Gandolfo (ora ai domiciliari). Adesso non resta che attendere la chiusura delle indagini per capire se il sostituto procuratore Ubaldo Pelosi confermerà queste accuse o se alcune ipotesi di reato subiranno delle modifiche. Una volta notificata la chiusura dell’indagine allora i difensori degli indagati potranno fare le proprie “mosse”: qualcuno potrebbe anche scegliere la via del patteggiamento o di qualche altro rito alternativo.

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