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Capodanno: tra crisi e divieti di associazioni e Comuni “reggono” le vendite di fuochi d’artificio

Tra divieti delle amministrazioni comunali e proteste delle associazioni animaliste, ma anche tanta concorrenza e la crisi economica che segna questa fine anno, il settore della produzione e vendita dei fuochi pirotecnici rimane a galla. Così, la notte di San Silvestro, seppur in un periodo di ristrettezze economiche, gli spettacoli pirotecnici inaugureranno come sempre il nuovo anno, anche se non dappertutto.

Gli italiani, dunque, non rinunciano a quella che viene vista più come una tradizione che come una goliardata, e festeggeranno l’inizio del 2012 comprando, all’incirca, la stessa quantità di fuochi d’artificio dello scorso anno. Almeno stando alle testimonianze di produttori e venditori.

“La crisi per il momento non ci ha toccato troppo”, spiega a LABITALIA Massimiliano De Sanctis, titolare dell’azienda romana Dp Group-Pirofantasy. “Le vendite -continua- sono stabili, forse c’è anche un leggero incremento; ad oggi, abbiamo raggiunto più o meno gli stessi numeri dell’anno scorso, e ci aspettiamo una buona affluenza anche domani”.

A confermare il dato sulla stabilità delle vendite è Roberto Stevanato, titolare dello Stabilimento pirotecnico friulveneto: “Abbiamo mantenuto i livelli dell’anno scorso, non ci sono state flessioni. La gente -spiega- spende ancora per i fuochi d’artificio, perché è una tradizione che, peraltro, si ripete solo una volta l’anno”. Per mantenere le vendite ai livelli dell’anno scorso, però, ci si è attivati con azioni promozionali: “Abbiamo fatto più pubblicità e promozioni interessanti”, afferma De Sanctis di Dp Group.

“A tutti i nostri clienti che hanno speso 50 euro, per esempio, abbiamo fatto un omaggio. Quindi i prezzi -sottolinea- sono rimasti stabili, con l’aiuto di qualche offerta allettante”. Anche lo Stabilimento friulveneto ha mantenuto gli stessi prezzi dell’anno scorso, per incentivare i clienti con prodotti di “buona qualità a prezzi competitivi “, come dice il titolare Stevanato. Sembra che neanche il divieto sancito da diversi Comuni italiani abbia prodotto un calo significativo del fatturato delle aziende che si occupano di produzione e vendita dei fuochi d’artificio. “La gente -sottolinea Stevanato- sa del divieto, ma non fa a meno di sparare i fuochi: non ho sentito nessuno dire ‘no, non li prendiamo perché c’è il divieto’. Magari ci si sposterà in luoghi dove è concesso sparare”.

De Sanctis, al riguardo, rimprovera il fatto che “non si bada a salvaguardare un settore che impiega circa 30.000 addetti”. Un settore che riesce a mantenere il fatturato del 2010, dunque, ma che paga il prezzo della concorrenza straniera già da qualche anno: “Il nostro reale problema è la concorrenza cinese”, spiega Carlo Di Muoio, proprietario della ditta omonima campana specializzata in produzione di fuochi d’artificio. “Il calo -continua- non c’è stato rispetto all’anno scorso, ma a 4 o 5 anni fa. I prodotti cinesi hanno prezzi più bassi, e la differenza -sottolinea- è molta. Il nostro artigianato, che era fra i migliori al mondo, sta morendo: abbiamo un sacco di problemi e -avverte- non siamo tutelati da nessuno”

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