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Anche gli agricoltori in difesa dell’ospedale di Albenga

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Albenga. Gli agricoltori si uniscono alla protesta contro il declassamento dell’ospedale Santa Maria di Misericordia di Albenga. Dopo la mobilitazione di politici, organizzazioni sindacali, Croce Bianca ed altre associazioni, i rappresentanti della Confederazione Italiana Agricoltori di Savona chiamano a raccolta i propri associati.

Presso la sede di Albenga (in via Dalmazia 167), infatti, è stata attivata una raccolta firme organizzata dai sindacati dei lavoratori dipendenti a sostegno dell’iniziativa promossa dalle associazioni del territorio tra cui Croce Bianca e “Veggia Arbenga” che hanno coordinato il “movimento”. A sostegno dell’ospedale ingauno, il direttivo ed i responsabili comunali CIA hanno deciso di mettere la sede della Confederazione a disposizione dell’iniziativa per il supporto alla mobilitazione e quanto possa essere necessario per un ulteriore sviluppo.

Per questo motivo, nei giorni scorsi, il presidente provinciale Aldo Alberto ed il presidente di zona Fabrizio Briozzo hanno inviato una lettera di sostegno al presidente della Croce Bianca e al presidente dell’associazione “Veggia Arbenga” comunicando la propria disponibilità per qualsiasi iniziativa o intervento da effettuare in difesa dell’ospedale albenganese.

“Abbiamo deciso di unirci alla mobilitazione già intrapresa per la difesa delle funzioni pubbliche dell’ospedale albenganese, da pochi anni dotato di una nuova sede finalmente adeguata agli standard previsti dalle norme di legge – dichiara il presidente provinciale Aldo Alberto – Memori di quanto è stato svolto con le altre rappresentative dei comparti economici ingauni nel corso degli ultimi decenni per ottenere il finanziamento prima e la costruzione poi della nuova sede ospedaliera, oggi ci sentiamo chiamati nuovamente in causa perché riteniamo ingiustificabile ed inaccettabile che un piano di riorganizzazione della sanità pubblica limiti e ridimensioni le possibilità di utilizzo della sofisticata struttura. Tale valutazione va oltre la pur legittima difesa delle esigenze di assistenza e tutela dei cittadini di un comprensorio che comprende la seconda città della provincia. Il buon senso suggerisce, che realizzato un importante investimento per la salute pubblica sul nostro territorio, non si possa cambiare orientamento pochi anni dopo”, conclude Alberto.

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