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Addio 2011: si chiude un anno di cronaca savonese foto

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Si conclude un altro anno lontano da casa per Tomaso Bruno, il giovane albenganese detenuto da oltre 22 mesi in India insieme ad Elisabetta Boncompagni, perché accusati di aver ucciso il loro compagno di vaggio. L’intero 2011, come snervante consuetudine in questa intricata vicenda giudiziaria, è trascorso a ritmo di rinvii. La condanna shock all’ergastolo è giunta come un macigno, e la trafila delle procedure burocratiche è ricominciata a rilento verso l’appello.

Tom ed Eli sono accusati di aver ucciso il loro amico Francesco Montis nel corso di un viaggio nel Paese orientale, nella camera d’albergo che i tre condividevano a Varanasi. Un omicidio, secondo l’accusa, nonostante le innumerevoli contraddizioni nelle perizie, a sfondo passionale. Per la difesa si tratterebbe invece di morte per cause naturali. La sentenza sulla richiesta di libertà cauzione non è ancora stata pronunciata e adesso la famiglia Bruno dovrà attendere il 2 gennaio, in quanto il tribunale indiano è rimasto fermo per ferie.

Quanto alla cronaca sul territorio savonese, anche il 2011 è stato contraddistinto da alcuni fatti di sangue. A maggio un anziano giardiniere, in preda ad un raptus, ha ucciso Rosanna Piattino, 65 anni, massacrandola con un’accetta all’interno del camping “San Martino” sull’altopiano finalese delle Manie. L’autore del gesto, Matteo Giordano, 89 anni, è stato poi assolto per totale vizio di mente in corte d’Assise. Il tribunale, accertando la totale incapacità di intendere e di volere dell’uomo, ne ha disposto il ricovero in un ospedale psichiatrico.

A giugno Carla Buschiazzo, 61 anni, è rimasta vittima di un omicidio-suicidio nel territorio di Giusvalla. La donna è stata uccisa a colpi di fucile dal marito, Aurelio Reburdo, di 62 anni, il quale si è poi tolto la vita rivolgendo l’arma contro se stesso. I due corpi privi di vita sono stati rinvenuti nella loro abitazione, in una zona isolata in frazione Orso, a ridosso del Comune di Dego e Pontinvrea.

A dicembre è stata uccisa nel suo appartamento, in via De Rege ad Albisola, Rosa Vivalda Bellino, pensionata di 88 anni. Un episodio brutale, avvenuto durante un tentativo di furto scoperto, probabilmente, dalla donna che è stata tramortita e poi finita con colpi alla nuca. Dopo una breve indagine i carabinieri hanno incastrato due giovani albanesi, Viktor Markja, 21 anni, ed Eugen Dervishi, 25: sarebbero loro i killer dell’anziana ed un piede di porco, o comunque un arnese da scasso, sarebbe stata l’arma del delitto.

Poteva invece finire in tragedia, ma per fortuna non è sfociato nel peggio, l’assalto dell’italo-colombiano Josè Formica ad una assistente sociale di Cairo Montenotte, a fine febbraio. La giovane donna, 27 anni, è stata aggredita a colpi di machete, riportando profonde ferite da taglio al collo, alla spalla, a un braccio e al torace. L’aggressore accusava l’assistente sociale di avergli tolto ingiustamente i figli di 10 e 16 anni: deve rispondere di tentato omicidio aggravato dalla premeditazione e dai futili motivi.

Sul versante giudiziario, la vicenda che ha maggiormente tenuto banco per il 2011 è stata quella di don Luciano Massaferro. A novembre la corte d’appello di Genova ha confermato, tra le proteste dei fedeli che sostengono l’innocenza del sacerdote, la condanna a 7 anni e 8 mesi per il parroco di Alassio, che era stato arrestato nel dicembre del 2009 con l’accusa di aver molestato una chierichetta di 12 anni.

Ai domiciliari dallo scorso febbraio, subito dopo la sentenza di primo grado del tribunale di Savona, don Lu (come lo chiamano i suoi fedeli parrocchiani) avrebbe compiuto le molestie in tre occasioni. E’ stata la stessa bambina a raccontare gli abusi, prima ad alcune amichette e poi alla madre, che ha denunciato il prete. La vittima aveva confermato i suoi racconti anche agli psicologi dell’ospedale Gaslini di Genova ed erano scattate le indagini della polizia che hanno poi portato alla condanna di primo grado tra lo stupore dei parrocchiani.

Tra gli arresti eccellenti, invece, si può evidenziare quello di Roberto Drocchi. Il funzionario del Comune di Vado Ligure e presidente del Riviera Basket è finito in carcere a maggio per corruzione, occultamento di documenti contabili e falso in atti pubblici. Era da almeno un anno che la guardia di finanza indagava sul suo operato e il presunto giro di mazzette che intascava da imprese private in cambio, secondo l’accusa, di investimenti nella società di pallacanestro. In particolare, le fiamme gialle hanno concentrato la loro attenzione su alcuni interventi di manutenzione e riparazione definiti “urgenti”, quindi evitando di avviare gare d’appalto, commissionati alle imprese di Andrea Balaclava, cuneese di Cortemilia, e di Pietro Fotia, calabrese originario di Africo, che sono stati arrestati con Drocchi per corruzione.

Infine non sarà facile dimenticare l’inferno di Natale a Vado Ligure: oltre 400 ettari di bosco andati in fumo, le fiamme che hanno consumato pini marittimi e fasce, notti da sfollati per almeno 300 persone, il moltiplicarsi dei focolai e i continui scollinamenti dei fronti pericolosi. Da Segno a Sant’Ermete, dalla Valle a San Genesio, alla vigilia del nuovo anno la paura non è ancora cessata, con sempre nuove emergenze di roghi che riprendono vita.

L’incendio originario alla vigilia della Natività potrebbe essere nato per caso: sono ipotesi, dicono i carabinieri del comando provinciale di Savona che svolgono le indagini, ma a innescare quell’incendio che tutto ha divorato sarebbero stati alcuni petardi sparati nel bosco. I resti di qualche raudo sequestrati dalla Procura fanno pensare che sia andata proprio così. Lo “spotting”, con il vento a 100 chilometri all’ora che trasportava tizzoni ardenti su tutta la macchia mediterranea, ha cinto di fuoco l’intero paese.

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