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Tpl, il presidente Maricone: “No ad azienda unica, processi aggregativi come prima risposta ai tagli”

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Savona. “Bisogna mettere mano al sistema subito, prima che collassi”. Lo ha detto il presidente di Tpl Linea Maurizio Maricone, nella giornata dello sciopero regionale del trasporto pubblico locale ed in vista del faccia a faccia tra aziende e Regione sui fondi per il settore che saranno a disposizione, o meglio se verranno confermati i tagli di 12-13 mln di euro per la Liguria e se quindi Tpl dovrà fare i conti con 1,7 mln di euro in meno nelle proprie casse.

“Speriamo che dalla Regione arrivino indicazioni certe se i fondi ripristinati con decreto dal governo siano a disposizione delle regioni e se queste intendano destinarli al trasporto pubblico locale” aggiunge Maricone. “E’ quasi un anno che siamo in una fase di stallo e questo rende difficile programmare piani d’impresa coerenti e necessari per un servizio come il trasporto”.

Nessuna possibilità di azienda unica, per Maricone, che spiega: “Si risparmierebbe ben poco a fronte di una unificazione che sarebbe difficilmente gestibile sotto il profilo tecnico e organizzativo, anche per lo stesso assetto geografico della Liguria”.

Giusto, per il presidente di Tpl, proseguire sulle integrazioni di servizio e bacini di utenza, come Tpl ha intrapreso con la Rt di Imperia per il ponente ligure: “Questa è una strada percorribile anche perchè c’è una legge regionale che impone l’unificazione dei bacini entro il 2014, abbiamo due anni ma bisogna già prospettare soluzioni operative, in particolare per le gare di affidamento previste nel 2012. Processi industriali aggregativi che abbiano sostenibilità economica-finanziaria e che siano per un miglioramento del servizio sono una prima risposta da dare al trasporto pubblico”.

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Commenti

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  1. Scritto da roberto 2

    Tra l’altro con azienda unica rischierebbe la poltroncina a cui ( chissà perché? ), vuole stare ben attaccato!!

  2. Scritto da Droppy

    Accorpare enti ed aziende pubbliche significa ottenere risparmi da economie di scala e riduzione di poltrone. Proprio per questo non vogliono farlo. Povera Italia