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Articolo n° 176757 del 19/07/2011 - 18:56

Coldiretti: “Grave danno posticipare la data di apertura della caccia al cinghiale”

Paolo Calcagno - Coldiretti

Provincia. La Coldiretti Savonese, in merito ad alcune indiscrezioni circolate negli ultimi giorni sulla possibilità che l’amministrazione provinciale proceda all’apertura della caccia al cinghiale in data 2 ottobre 2011, anziché come di consueto intorno alla metà del mese di settembre, tiene a precisare la propria posizione direttamente dal suo presidente, Paolo Calcagno: “Un’eventuale decisione in questo senso risulterebbe estremamente penalizzante per alcuni fattori oggettivi ormai accertati. Bisogna considerare, infatti, che i danni causati da ungulati e più nello specifico dai cinghiali alle coltivazioni su tutto il territorio della nostra Provincia sono in crescita esponenziale, come dimostrato dal forte incremento delle denunce di danno emerso a partire dal mese di maggio. Ad oggi siamo già a quota 223, il che significa che, da maggio ad oggi, in due mesi e mezzo, sono state presentate oltre 160 denunce a fronte delle circa 60 pervenute da gennaio a tutto aprile. Inoltre, l’attività di controllo selettivo in queste condizioni di proliferazione estrema del numero di capi di cinghiali presenti sul territorio risulterebbe assolutamente insufficiente ed inefficace e non capillare come la normale attività venatoria svolta dalle squadre ed in alcune zone della Provincia, soprattutto nell’entroterra, la coltivazione professionale risulta fortemente condizionata dall’elevata incidenza dei danni alle colture che provocano un progressivo abbandono delle campagne con rischi di carattere ambientale più che evidenti”.

Il presidente Calcagno inoltre sottolinea come: “il progressivo addomesticamento del cinghiale presente sul nostro territorio fa sì che in condizioni ambientali e climatiche tutto sommato agevoli ,le femmine partoriscano anche due volte all’anno nidiate di 6–7 capi alla volta ed in tal modo l’effetto della determinazione di un contingente abbattibile elevato (circa 9.000 capi l’anno) ed il raggiungimento dell’obbiettivo prefissato viene di molto attenuato dal ricambio generazionale praticamente uguale al prelievo effettuato. Inoltre, sono anni che viene richiesta e concessa la proroga dell’attività venatoria a tutto il mese di gennaio per gli stessi motivi di cui sopra, ma si è comunque sempre a rischio di nevicate che ne impediscano l’effettivo efficace svolgimento. Non dimentichiamoci, poi come la problematica investa sempre più aspetti sanitari, con l’aumento esponenziale di zecche che possono attaccare animali domestici e pure l’uomo, nonché l’aspetto di sicurezza pubblica in relazione purtroppo al costante aumento del rischio di incidenti stradali per motoveicoli ed autovetture con conseguenze a volte anche gravi per i conducenti. Per questa serie di motivazioni molto esaustive – conclude Calcagno – la Coldiretti richiede l’apertura anticipata della caccia al cinghiale alla data del 18 settembre 2011 per ovviare almeno parzialmente alle problematiche sopra descritte”.

Redazione

3 commenti a “Coldiretti: “Grave danno posticipare la data di apertura della caccia al cinghiale””
Resist ha detto..
il 19 luglio 2011 alle 21:16

Molti anni di caccia non hanno risolto un bel nulla.
E’ necessario cambiare registro e strategia….adottare sistemi di controllo biologico che i veterinari conoscono molto bene. Gli stessi agricoltori dovrebbero chiederlo con forza.

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Bandito ha detto..
il 20 luglio 2011 alle 10:06

Posticipare la caccia al cinghiale è un danno gravissimo…soprattutto per lo stomaco.

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sampei29 ha detto..
il 20 luglio 2011 alle 10:22

La realtà è che molte delle denunce sono campate in aria per non dire di peggio, tanto la provincia con i soldi dei cacciatori rimborsa tutti senza effettuare gli opportuni controlli.
Questo aumenta in modo artificioso le cifre!

Negli ultimi 2-3 anni il numero dei cinghiali è diminuito molto in quasi tutte le zone della provincia a causa di un allungamento del periodo cacciabile e delle battute di controllo effettuate fuori periodo di caccia.
A fronte di questo aumentano le richieste di rimborso dei danni, qualcosa che non va ci deve essere, no?

Diverso il discorso del capriolo, aninmale che causa altreattanti se non maggiori danni che il cinghiale. Per questo selvatico viene effettuata la caccia di selezione che prevede un esborso del cacciatore per ogni animale abbattuto e per questo viene lasciato proliferare senza criterio per permettere di incassare quanti più soldi poissibile!

Come sempre invece di una gestione mirata si lascia che siano i soldi a comandare e questi sono i risultati!

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