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Servizi caritativi della diocesi, nel 2010 ne hanno usufruito circa cinquemila persone

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Savona. Circa cinquemila persone hanno usufruito dei servizi offerti dalla Fondazione diocesana “Comunitàservizi”, 3.200 gli immigrati che si sono rivolti al Servizio immigrazione e circa 1.800 le persone in situazione di disagio che hanno contattato i servizi offerti per la povertà ed il disagio. Rispetto allo scorso anno, il dato più allarmante riguarda i pasti consumati nella mensa di fraternità, senza considerare i pacchi viveri d’asporto. Si è passati da una media di 60 pasti giornalieri nel 2009 ad 88 pasti al giorno nel 2010.

Sono alcuni dei dati più significativi che emergono dalla relazione che accompagna il bilancio 2010 della Fondazione diocesana Comunitàservizi onlus.

“La relazione – spiegano in Fondazione – parla di un aumento dell’offerta dei servizi a persone che a vario titolo hanno contattato la Fondazione; di un aumento delle persone che hanno usufruito dei servizi; di un aumento delle permanenze medie nei servizi; di una maggiore difficoltà nella realizzazione di percorsi virtuosi per il recupero delle persone. I dati ci offrono un’indicazione della povertà estrema, in quanto chi ne usufruisce solitamente non ha né casa, né lavoro, né relazioni stabili. Pur considerando le molte persone di passaggio ed un aumento degli stranieri per questo specifico servizio, è un dato che deve essere osservato con attenzione. Lo scorso anno avevamo sottolineato che la Casa di accoglienza notturna, aveva raggiunto il suo massimo utilizzo possibile superando le 3.650 notti erogate, dato confermato anche quest’anno. I servizi sui bisogni primari sono quindi al loro massimo impiego da quando sono nati più di 20 anni fa”.

“La famosa crisi, in cui siamo immersi per numero di richieste ed interventi, e la diminuzione dell’intervento pubblico ci preoccupano notevolmente – proseguono in Fondazione -. Negli ultimi anni il rapporto con gli enti pubblici locali è notevolmente cambiato in meglio. Si è passati dalla considerazione di noi come ente erogatore, responsabile delle necessità dei cittadini, a noi come partner con un coinvolgimento in programmazione, strategie e sinergie possibili. Il ruolo più decisamente politico rispetto alla funzione di ente gestore, ci espone a possibili strumentalizzazioni ma ci riconosce una responsabilità importante di collegamento con i problemi reali dei cittadini e con proposte di interesse collettivo”.

“Questa funzione – spiegano – diventa sempre più strategica per una nostra presenza che vuole essere significativa, una presenza per una maggiore conoscenza pubblica dei contesti sociali nei quali la gente vive o sopravvive in solitudine o soffre o muore. Vogliamo continuare a creare apporti significativi per un buongoverno dei nostri territori ed in particolare della nostra città, nella quale ci auguriamo che la politica non cavalchi mai la vulnerabilità alimentando paure, rancori, odio, ma si impegni a combattere le pratiche di criminalizzazione e di stigmatizzazione dei fenomeni di marginalità come strada maestra per una società inclusiva e coesa”.

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