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Croce Rossa Italiana: “Preoccupati per il progetto di privatizzazione dell’ente. Ascoltateci”

Liguria. “Quali rappresentanti delle due componenti volontaristiche che contano più di 100.000 dei 150.000 Volontarie e Volontari della Croce Rossa Italiana, raccogliamo e ci uniamo alla preoccupazioni della nostra base associativa circa il progetto di riforma dell’ente, proposto dal Ministero dell’Economia”: lo si legge in una nota della Croce Rossa Italiana Liguria.

“Riconosciamo la necessità di riforme strutturali che, sin dall’inizio del Commissariamento, abbiamo supportato senza nessun indugio – si legge ancora – Crediamo nel rinnovamento di una Croce Rossa per troppo tempo immobilizzata da logiche politiche esterne a questa associazione; crediamo in un processo di riforma complessivo, coraggiosamente intrapreso dal Commissario Straordinario ma, crediamo anche, che tale processo non possa prescindere dall’essere sostenibile. La riforma della più grande associazione umanitaria richiede rispetto per il lavoro che svolgiamo e una visione d’insieme, distante da qualsiasi mero calcolo ragionieristico o speculazione, ai quali sembra essere esposta la C.R.I. oggi. Noi siamo i portavoce delle comunità che serviamo, siamo la voce di chi non ha voce: per questo ci permettiamo di richiamare le istituzioni ad un necessario senso di responsabilità nei confronti del paese”.

“Abbiamo il diritto, ma soprattutto il dovere, di far sentire la nostra voce sulla natura giuridica dell’ente, sulla sua organizzazione, sul rispetto delle linee guida e convenzioni internazionali e sul rispetto della base associativa di cui è composta. Si tratta di condizioni necessarie per il ripristino della democrazia associativa. Il diritto di questa Associazione ad autodeterminarsi, la protezione delle nostre sedi e delle attività che svolgiamo ogni giorno non sono liquidabili da nessuno. La base associativa ha dimostrato un forte senso di responsabilità, accettando l’ennesimo annullamento della base democratica e supportando, fin dall’inizio, il lavoro del Commissario Rocca per guidare la Croce Rossa attraverso una riforma che riteniamo, ormai, indifferibile. Abbiamo dimostrato di essere pronti ad un cambio di mentalità, e lavoriamo al servizio di tutti nel quotidiano mantenendo una forte aspirazione futura ad avere un’associazione più forte, efficiente organizzata e sostenibile”.

“Siamo pronti al rispetto delle indicazioni internazionali del Movimento di Croce Rossa – dicono ancora gli “addetti ai lavori” – ma rifiutiamo, al contempo, qualsiasi strumentalizzazione che ci ponga in posizione antitetica con il personale dipendente che lavora per la CRI. Pretendiamo il rispetto della nostra dignità, rifiutando qualsiasi opera di smantellamento strutturale di quest’associazione, che rappresenterebbe una danno per la comunità in generale. Le oltre mille sedi dei Volontari sono punti di riferimento su tutto il territorio nazionale, sempre aperte alle comunità, sono un bene pubblico e non semplice patrimonio di un ente pubblico che rischia di essere soggetto a inaccettabili speculazioni. Gli immobili, anche quelli acquistati, sono stati comprati con l’opera portata avanti dai Soci C.R.I.; il solo fatto che siano di proprietà di un ente pubblico non autorizza lo Stato a sottrarli indiscriminatamente ai volontari ed alle città che ne giovano. Ribadiamo che siamo Noi quest’Associazione, un’associazione di persone che si uniscono volontariamente per garantire dignità ad ogni essere umano, lottando contro le vulnerabilità e migliorando le comunità in cui operiamo e di cui facciamo parte. Siamo la Croce Rossa di questo paese, siamo la Croce Rossa di tutti e vogliamo continuare ad esserlo. Migliaia di volontari sui social network stanno in queste ore lamentando come di questa Associazione ‘parlano i Ministri, parlano i giornalisti, parlano i Sindacati, parlano e scrivono (legittimamente) tutti… ed i Volontari chi li ascolta?'”.

“Oggi, con questa riforma annunciata dal Ministro Tremonti, ad essere in gioco non è solo la natura giuridica dell’ente ma la possibilità stessa di questi 150 mila uomini e donne di Croce Rossa di operare volontariamente sul territorio nazionale e all’estero. Chiediamo che ci venga riconosciuto lo status, caratteristico di tutte le società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa nel mondo, di ausiliari dei pubblici poteri, con un rapporto specifico e privilegiato con le pubbliche autorità nella risposta umanitaria. Con la nostra capillarità siamo stati pronti a rispondere a qualsiasi emergenza in ogni momento: questo è il bene pubblico che lo Stato deve proteggere, non svendere. Siamo persone che credono nel rigore e pronti a giocare la nostra parte nel contenimento della spesa pubblica; per questo non vogliamo zuccherini per i volontari ma una riforma seria e responsabile che aumenti le nostre capacità, anche attraverso una privatizzazione sostenibile. Non siamo disposti a negoziare nessuna azione di svendita dell’Associazione che abbiamo costruito con i nostri servizi quotidiani. Il Ministero dell’Economia dovrà trattare con noi, con le nostre 100.000 famiglie in Italia e siamo pronti a mobilitarci in più di 1000 città contemporaneamente. Ribadiamo la nostra fiducia sull’operato del Commissario Rocca in questo difficile momento di transizione e di necessario rigore e risanamento ma non dobbiamo, non possiamo e non vogliamo accettare nessuna manovra che riduca la nostra capacità di operare al servizio delle nostre comunità, verso le quali sentiamo la nostra responsabilità da 150 anni”, concludono i volontari.

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