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Celle Ligure, la curia smentisce l’ipotesi del motel nelle ex colonie

Celle Ligure. La curia diocesana di Savona-Noli smentisce seccamente le notizie riportate da alcuni giornali locali, secondo le quali il progetto per la conversione dell’imponente struttura avrebbe in ballo anche un motel a ore.

“Circa l’ipotesi della creazione di un motel, peraltro non appartenente alla catena Motel K, come qualcuno ha erroneamente riportato, ribadiamo che questa non è stata minimamente presa in considerazione. Chiunque può fare proposte alla società Punta dell’Olmo, ma la componente che fa capo all’Istituto sostentamento clero non accetta, né mai accetterebbe, proposte di questo tipo o altre non conformi ad alcuni evidenti principi di eticità” si legge in una nota dell’Istituto diocesano sostentamento clero.

“Quello del recupero delle ex Colonie Bergamasche di Celle, è un corretto e legittimo investimento immobiliare a cui l’Istituto partecipa nei termini conformi al proprio statuto: questo ente ha infatti il compito specifico di reperire risorse economiche per poter mantenere i sacerdoti della diocesi nel quadro più ampio degli accordi intercorsi fra Stato e Chiesa – prosegue la nota – Tuttavia, per l’Istituto non è sufficiente che l’investimento sia ovviamente lecito sul piano giuridico, ma deve rispondere anche ad altri importanti criteri: oltre alla già citata conformità a determinati principi morali, deve infatti considerare il rispetto del territorio, delle fasce più deboli della popolazione e dell’occupazione. In particolare in un contesto come quello delle Colonie Bergamasche di Celle che storicamente si sono occupate di assistenza ai minori”.

“Dunque l’ipotesi di progetto presentato dalla società Punta dell’Olmo non prevede alcun consumo di nuovo territorio rispetto alle strutture già esistenti. Inoltre l’Istituto precisa che all’interno del progetto, se sarà prevista una parte residenziale ci saranno anche strutture di utilità sociale, sulla cui destinazione è comunque competenza del Comune di Celle Ligure decidere” si legge ancora.

“L’Istituto – conclude il comunicato – pur rispettando le scelte del Comune e gli orientamenti del processo di democrazia partecipata, auspica che in questo senso siano privilegiate quelle soluzioni che rispondano alle esigenze suesposte ossia di tutela delle fasce più deboli della popolazione e di sostegno all’occupazione”.

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