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Braccianti marocchini sfruttati nelle aziende agricole ingaune: udienza preliminare rinviata a novembre foto

Albenga. Falsità ideologica, sfruttamento e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Con queste accuse alcuni imprenditori agricoli del comprensorio albenganese erano finiti nei guai, nel febbraio del 2009, nell’ambito dell’inchiesta “Pay for Italy”. In manette erano finiti Eugenio Tortello, 65 anni, imprenditore agricolo a Peagna di Ceriale; Giuseppe Viola, 47 anni, coadiuvante della moglie in un’azienda di Coasco, frazione di Villanova d’Albenga; e Laura Capello, 41 anni, operativa con la sua ditta nei terreni di Albenga. Altri nove titolari di aziende agricole erano invece stati indagati a piede libero. Oggi per questa vicenda in tribunale è stata celebrata un’udienza preliminare davanti al giudice Fiorenza Giorgi che, a causa di alcuni difetti di notifica, ha rinviato il procedimento al prossimo 2 novembre.

Imputati nello stesso procedimento ci sono anche sette marocchini che erano stati arrestati nel luglio 2009 che avevano creato una vera e propria organizzazione per l’immigrazione clandestina. Quattro di loro appartengono alla famiglia Mouchtari: si tratta di Mourad e Ahmed, rispettivamente di 33 e 28 anni, e ancora di Mohammed, 57 e Rahal 44. Gli altri tre erano Mohamed El Ritab, 47, El Hassane El Asri 43 e El Salah El Asri, 45. Secondo l’accusa l’organizzazione aveva messo in piedi una vera e propria “tratta”, che tra 2006 e il 2008 aveva portato nell’Albenganese un centinaio di immigrati irregolari (su un totale di 172 richieste di ingresso presentate in questura). Per l’accusa i componenti dell’organizzazione, con l’ausilio degli imprenditori agricoli compiacenti, riuscivano ad ottenere il rilascio di “nulla osta al lavoro subordinato stagionale a tempo determinato” a favore dei braccianti. Ma, giunti ad Albenga, gli ignari stranieri scoprivano che in realtà il contratto di lavoro era solo teorico: venivano di fatto impiegati nel lavoro nero. Ogni tentativo di protesta veniva severamente messo a tacere.

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