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Annegamenti in Italia: pochi incidenti ma elevata mortalità

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Con l’inizio della stagione estiva e delle vacanze l’Italia affronta tante storie tragiche in fatto di emergenze in mare strettamente connesse ad incidenti causati dall’imperizia tecnica, quali proprio l’annegamento. Gli annegamenti e i semiannegamenti sono eventi molto gravi che spesso riguardano la fascia di popolazione più giovane, con la più lunga attesa di vita. Proprio domenica scorsa, un 29enne è morto nelle acque di Celle Ligure dopo essere stato sbattuto contro gli scongli a causa del mare in tempesta.

Si stima che ogni anno nel mondo muoiano per annegamento oltre 380.000 persone, il che colloca l’annegamento al terzo posto tra le cause di morte per incidente dopo gli incidenti stradali e le cadute. In Europa, ogni anno si verificano 28.000 annegamenti fatali, con un tasso medio pari a circa 35 morti ogni milione di abitanti/anno. Le aree maggiormente a rischio sono quelle dell’est europeo.

Gli annegamenti in Italia, se paragonati ad altre tipologie di incidenti, rappresentano un fenomeno a bassa incidenza, ma ad elevata letalità. Nel 2007, il fenomeno è quantificabile in 387 morti e circa 440 ricoveri. Quindi, su poco più di 800 eventi/anno, nella quasi metà dei casi il soggetto coinvolto muore e nel restante 55% delle volte viene ricoverato. Si parla, in questi casi, di semi-annegamento (o quasi-annegamento). In termini di incidenza, il tasso di mortalità per il 2007 è risultato pari a 11,1 morti per milione/anno nei maschi e 2,2 morti per milione/anno nelle femmine, con un tasso medio di 6,5 morti per milione di abitanti/anno.

Il tasso medio di ricovero ospedaliero relativo ai soli casi con diagnosi principale è di 7,4 casi per milione di abitanti/anno, con un picco per i minori di 14 anni (18,6 casi per milione di ab./anno), per i quali probabilmente le precauzioni e le attenzioni sono particolarmente elevate. L’incidenza dei ricoveri è più alta nei maschi (10,6 vs. 4,4 casi per milione di ab./anno). Dal 1969 al 2007 risultano decedute per annegamento 27.154 persone, per l’82% maschi. L’annegamento è un fenomeno che riguarda tutte le classi di età anche se appare evidente che è tra i giovani (14-29 anni) che si presenta con la massima incisività in termini assoluti, con circa 1/3 del totale delle morti registrate anche se i tassi di mortalità sono più elevati tra gli anziani (>70 anni).

Osservando gli andamenti della mortalità nel suo complesso è possibile constatare che il fenomeno si è ridotto abbondantemente, passando da circa 1200-1300 morti/anno degli inizi degli anni ’70 a poco meno di 400 del biennio 2006-2007. Nel periodo considerato, gli annegamenti hanno mostrato dunque una marcata riduzione in entrambi i generi per tutte le classi di età. Si è arrivati ad una diminuzione del 90% per i bambini al di sotto dei 14 anni, grazie evidentemente all’effetto combinato di vari fattori quali l’informazione, la prevenzione ed una maggior controllo. Negli ultimi 10 anni i dati sugli annegamenti mostrano tuttavia una sostanziale stabilità, sia nel numero dei casi registrati, sia nei corrispondenti tassi di mortalità attestatisi in media attorno ai 6-7 morti per milione di abitanti/anno. Appare evidente di essere di fronte ad una sorta di “zoccolo duro”, difficilmente comprimibile se non si mettono in atto strategie mirate ed efficaci.

Il fenomeno degli annegamenti appare particolarmente evidente lungo la costa adriatica centro settentrionale (da San Benedetto del Tronto a Trieste); in alcune aree della costa sud della Puglia, lungo la costa tirrenica in Liguria (tra San Remo e Savona), in Toscana (tra Carrara e Piombino), nel Lazio (tra Fiumicino e Terracina), in Campania (tra Castel Volturno e Acropoli); in Sicilia nella costa sud-orientale e a Palermo); in Sardegna (lungo la costa occidentale, nella zona di Cagliari e in quella di Olbia). Le cause principali degli annegamenti sono risultate l’imperizia (107), il malore (95), le cadute accidentali (57), la pesca subacquea (36), le cadute da imbarcazioni e la mancata sorveglianza (35).

Secondo Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” non resta che rivolgere un appello ricordando di seguito alcune regole da tenere a mente per evitare inutili rischi: non entrare in acqua a stomaco pieno, durante la digestione (attendere almeno 3 ore), quando non ci si sente bene o si accusano malesseri, quando si sono consumate bevande alcoliche Si ricordi che l’alcol può rendere meno vigili in circostanze in cui si richiede capacità di controllo, ad esempio nel prestare attenzione al bambino vicino l’acqua; non entrare in acqua bruscamente dopo una lunga esposizione al sole o se si è accaldati, perché la notevole differenza di temperatura tra il corpo e l’acqua può determinare delle alterazioni, anche gravi, della funzione cardiorespiratoria, con perdita della conoscenza ed arresto cardiaco; addestrarsi a praticare la rianimazione cardiopolmonare (CPR), perché nel tempo in attesa dell’arrivo del personale sanitario, le capacità di primo soccorso possono fare la differenza per salvare la vita; non improvvisarsi subacquei, in quanto l’immersione richiede una forma fisica adeguata, raggiunta dopo una preparazione specifica; evitare di fare il bagno quando il mare è agitato;
evitare, se possibile, di fare il bagno da soli, perché anche un banale crampo potrebbe mettere in serie difficoltà; possibilmente scegliere luoghi per nuotare sorvegliati da bagnini; evitare di tuffarsi se non si conosce la profondità dell’acqua.

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