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Agricoltura: i giovani albenganesi scelgono il lavoro nei campi

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Albenga. In assenza di un’occupazione alternativa i giovani albenganesi rilevano le attività dei genitori, riscoprendo così il lavoro nei campi. Dopo anni di studio, neo diplomati se non addirittura laureati, non trovando alcuno sbocco professionale seguono le orme della famiglia, abbandonando sogni ed ambizioni per dedicarsi all’attività agricola.

Sono un numero ridotto, invece, i giovani che una volta terminati gli studi e che non hanno esperienza sul campo decidono di avviare un’attività agricola. “Nella realtà agricola albenganese il ricambio generazionale viene percepito in due modi: uno positivo ed uno negativo – dichiara Luca Lanzalaco, responsabile della sezione giovani della Confederazione Italiana Agricoltori di Savona – Nel primo caso, la difficoltà nel trovare un’occupazione porta diversi giovani a riscoprire il lavoro in campagna proseguendo l’attività di un familiare, ma purtroppo questa decisione è spesso dettata dalla necessità e non da una vera e propria vocazione per la vita agricola”.

“Per quanto riguarda le aziende agricole o floricole rilevate da trentenni che non hanno mai avuto esperienza sul campo e che decidono di avviare tale attività – prosegue Lanzalaco – la situazione è più drammatica perché i giovani che vogliono e riescono a fare un investimento nel settore si possono contare sulla punta delle dita. Le problematiche che frenano i giovani purtroppo sono molteplici e spesso strettamente correlate tra loro: la difficoltà di trovare un terreno in affitto, una complessa gestione burocratica e la difficoltà di trovare crediti dalle banche che non vogliono investire sui giovani, ormai sempre più considerati clienti ad alto rischio”.

Sono pochi quindi i trentenni che riescono ad avviare un’attività agricola ma ciò nonostante il settore agricolo albenganese vive ancora una sorta di dinamismo. Non a caso, infatti, i giovani che hanno rilevato “vecchie” aziende hanno convertito le colture con nuovi prodotti che trovano una migliore collocazione sul mercato. Così, mentre ad Albenga spadroneggiano le coltivazioni floricole, molti giovani albenganesi hanno deciso di investire nell’orticoltura, magari nelle coltivazioni biologiche.

“Ad Albenga grazie ai giovani negli ultimi anni in orticoltura si sta vivendo un periodo di controtendenza – continua Lanzalaco – Mentre negli anni addietro molti orticoltori decidevano di impegnare i campi per la coltivazione di piante in vaso ed aromatiche, ultimamente è aumentato il numero delle aziende floricole che sono state convertite alla produzione di ortaggi, in particolar modo quelli di nicchia, come ad esempio i ‘4 d’Albenga’, che riescono a trovare una buona collocazione sul mercato. Per quanto riguarda le aziende floricole, i giovani preferiscono ridurre il rischio d’impresa, quindi le colture sono concentrate sulla produzione delle piante maggiormente richieste dai mercati, come le aromatiche e le margherite, ma anche questo settore negli ultimi anni sta vivendo un periodo difficilissimo”.

“Per sostenere il settore agricolo – osserva – le istituzioni dovrebbero investire sui giovani. In primis è necessario agevolare la parte burocratica che necessita di pratiche che risultano complicate anche agli addetti che da anni operano nel settore, e che per i nuovi imprenditori sono un limite insormontabile. Per quanto riguarda le agevolazioni, invece, i giovani che non hanno mai avuto esperienza sul campo dovrebbero avere delle corsie preferenziali. Bisogna ricordare che con i campi coltivati si abbassano i rischi idrogeologici e si riduce il pericolo degli incendi”.

“Se le istituzioni concedessero delle risorse, le associazioni potrebbero investire maggiormente sulla formazione, far conoscere ai giovani le attività svolte in altre realtà invogliando così i giovani a non abbandonare il settore agricolo e a proseguire nell’attività di prevenzione del territorio – conclude Lanzalaco – Fino a questo momento sono state dette tante belle parole ma se nei campi il cambio generazionale si dovesse arrestare anche i nostri politici non avranno più nulla di genuino e controllato di cui cibarsi”.

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