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Lettere al direttore

Un ricordo per un Uomo con la U maiuscola: Luigi Rolandi

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Luigi Rolandi è morto, o meglio come usano dire gli appartenenti al Corpo degli Alpini , “è andato avanti”. Rolandi ha vissuto intensamente una vita lunga, vivendola con coraggio e con forza, attraversando anche momenti molto dolorosi e pericolosi.

Conobbi il Signor Rolandi, in un’occasione molto specifica e particolare: qualche anno fa, stavo scrivendo un libro su un tragico fatto di sangue accaduto nel maggio del 1945; una intera famiglia, i Biamonti, spariscono nel nulla e i loro beni vengono depredati da un gruppo di sedicenti partigiani.

In queste mie ricerche e documentazioni, egli mi diede un grande aiuto, fornendomi anche fotografie dell’epoca e testimonianze preziosissime di prima mano, visto che aveva vissuto i fatti nel loro svolgersi.

Luigi Rolandi era infatti il fidanzato della giovane bella figlia di queste persone. Il suo nome era Maria Angiola Biamonti, universitaria, che assieme ai suoi genitori, Domingo e Nenna, oltre alla domestica Elena Nervo, vengono sequestrati nel maggio del 1945, uccisi e seppelliti tutti assieme come degli animali macellati, in una fossa, presso il cimitero di Savona.

Luigi Rolandi, con un coraggio da leone e spinto dall’amore per la sua giovane donna, mosse mari e monti per conoscere il destino dei Biamonti e soprattutto egli era mosso dalla speranza di trovare ancora in vita la Angiola Maria.

Speranza vana, infatti dopo tre anni di ricerche, di indagini, di minacce di morte ricevute, i quattro corpi martoriati furono trovati e riesumati, per dare loro una degna sepoltura. Luigi Rolandi, era presente a questa fase terribile e seguì tutte le indagini e le udienze processuali, nella speranza, anche questa andata delusa, di un giusto castigo per gli assassini dei Biamonti.

Per qualche settimana frequentai il Signor Rolandi, presso la sua abitazione, che si rivelò di enorme aiuto nella stesura del mio libro, che intitolai “Campo A, fossa 14/12”, dal nome della fossa dove vennero trovati i poveri corpi e soprattutto quello della sua amatissima fidanzata.

Era impressionante ascoltarlo mentre con precisione e lucidità, ricostruiva fatti terribili accaduti ben sessantaquattro anni fa, fatti che gli erano rimasti scolpiti nella memoria in modo doloroso, teneva ancora ben chiusa in un armadio una valigia di cuoio consunto, dentro di essa, vi erano tenute assieme ad un nastro colorato, tutte le lettere d’amore che egli e la Angiola Maria, si erano scambiati, sino al momento in cui elle fu rapita e trucidata.

Ebbi l’onore di leggerne qualcuna, a voce alta, mentre Luigi Rolandi ascoltava le mie parole con lo sguardo perso nel passato e mentre leggevo queste righe d’amore, una fortissima commozione mi assaliva. Il nastro colorato era quello che la sua giovane e bella fidanzata usava per tenere stretti i capelli. Mentre io leggevo Rolandi teneva fra le dita quel nastro e mi ascoltava.

Sono molto grato ed onorato di averlo conosciuto e di averne condiviso i ricordi, anche se molto dolorosi, ora alla conclusione del suo viaggio terreno, egli avrà finalmente ritrovato la prima donna della sua vita, Angiola Maria, che, come ebbe a dirmi un giorno con malcelato rammarico, era riuscito a baciare solo due volte, in tanti anni, prima che degli assassini crudeli, gliela portassero via. Immagino che avranno tantissime cose da raccontarsi.

Roberto Nicolick

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