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Tomaso, lettera dal carcere di Varanasi: “Grazie a tutti”. Entro il 21 giugno la sentenza

Varanasi. “Amici, a quasi un anno di distanza dal mio precedente e unico messaggio ho avvertito il bisogno di riprendere la penna in mano e di scrivervi due righe, perché vi sento talmente vicini che mi viene voglia di parlarvi, anche se non è facile trovare le parole adatte per descrivere il mio stato d’animo in questo momento”.

Parole dal torrido carcere di Varanasi, India. A prendere carta e penna è Tomaso Bruno, rinchiuso qui da 15 mesi insieme all’amica Elisabetta Boncompagni, entrambi accusati di aver ucciso il proprio compagno di viaggio, Francesco Montis, trovato agonizzante nella camera d’albergo che i tre condividevano nella città indiana. Si dice incredibilmente sereno e rilassato, Tomaso. E questo grazie agli amici ingauni che, seppur da lontano, riescono a farlo sentire meno solo, e ai quali il ragazzo ha deciso di scrivere.

“Grazie alla tenacia dei miei genitori e all’aiuto di molti organi di informazione, soprattutto locali, sapete già tutto sulla situazione processuale e di conseguenza sulle continue e sfibranti lentezze della giustizia indiana, sapete anche che lo stato italiano ha cercato di darci una mano ma purtroppo la delicata situazione internazionale aggiunta alla debolezza delle nostre istituzioni ha fatto sì che questo aiuto sia stato solo ed esclusivamente morale – scrive Tomaso – Quello che forse non sapete, o che intuite o sperate soltanto, è il vostro ruolo in tutta questa vicenda. Senza il vostro incondizionato affetto, senza la vostra inossidabile perseveranza non sono sicuro che in questo istante sarei qui, incredibilmente sereno e piuttosto rilassato, a scrivervi il mio pensiero”.

“Un anno fa mi sembrava che stessi vivendo un incubo o un film drammatico e che da un momento all’altro tutto sarebbe tornato alla normalità, come se fosse bastato svegliarsi di soprassalto o spegnere il televisore, ma con il passare inesorabile del tempo questa sensazione è svanita per lasciare spazio alla realtà dura e cruda: ho infatti piano piano realizzato che avrei dovuto lottare con tutte le mie forze, fino allo sfinimento, per riconquistare quello che ingiustamente mi è stato tolto. E’ proprio nella realizzazione di questo scioccante passaggio dall’illusione alla realtà che entrate in gioco voi. Insieme alla mia famiglia siete stati e continuate ad essere la mia unica certezza, la mia unica linfa vitale, la mia unica speranza. Se ancora oggi, dopo quindici lunghissimi mesi, non ho ancora perso il sorriso e la voglia di vivere è anche e soprattutto grazie a tutti voi”.

“Fino a che sarete al mio fianco, e so che sarà fino all’ultimo istante, non cederò di un centimetro, non mollerò la poresa, anzi diventerò paradossalmente sempre più forte e più temprato alle mille avversità che questa assurda vicenda mi sta constringendo ad affrontare. Spero, con queste poche parole, di riuscire a trasmettervi un briciolo della mia forza e della mia serenità così come voi con i vostri continui messaggi, con le tantissime lettere e con gli straordinari eventi che avete organizzato, siete riusciti a trasmetterle a me, con l’aggiunta di un infinito affetto e amore che purtroppo io non ho ancora imparato del tutto a donare al prossimo, specialmente con solo un foglio e una penna a disposizione! Grazie a tutti quanti quindi e come vi ho già detto in un imbarazzatissimo video, forza ecoraggio ancora per un pochino, perché la parola fine sta per essere scritta in questa tragica e assurda storia. Dal nuovamente torrido carcere distrettuale di Varanasi, U.P., India, con l’ormai immancabile sigaretta in mano e la testa alta, Tomaso”.

Saluti che precedono di poche ore la prima udienza in carico alla difesa, che si terrà proprio domani. In quella sede, Tomaso ed Elisabetta dovrebbero fare le loro dichiarazioni di innocenza, ma vista la difficoltà della lingua – infatti solo il Giudice, il pm ed alcuni avvocati parlano inglese – e per non creare incomprensioni i legali della difesa chiederanno di poter fare una dichiarazione giurata (“Affidavit”). Se tutto si svolgerà senza intoppi ed imprevisti entro il 31 di maggio la difesa potrebbe finire ed il Giudice avrebbe 15/20 giorni che ha già annunciato, per il riesame degli atti e la stesura della sentenza entro i termini fissati dalla Corte Suprema dell’India e cioè il 21 giugno 2011.

“Io e mio marito pensiamo di partire per l’India alla fine della prima settimana di giugno – dioce la mamma di Tomaso, Marina Maurizio – stare due o tre giorni a New Delhi per incontrare sia i nostri legali che l’Ambasciatore Italiano ed alcuni suoi collaboratori, per poi raggiungere Tomaso ed Elisabetta a varanasi nella seconda settimana di giugno ed aspettare la sentenza con loro”.

Commenti

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  1. Scritto da Aurelio Bianchi

    E’ incredibile quanto poco conti il nostro paese nel mondo.

    Auguri!

  2. sampei29
    Scritto da sampei29

    Se veramante questi ragazzi sono innocenti stanno vivendo un incubo tremendo che gli auguro finisca al più presto!