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Savona, chiese 300 euro ad ex collega minacciandolo con scacciacani: patteggia

Savona. Il 21 gennaio scorso era finito in manette con l’accusa di tentata rapina, lesioni e denunciato per possesso di oggetti atti ad offendere. Questa mattina, in tribunale a Savona, davanti al gip Emilio Fois, Cesare De Felice, savonese di 37 anni, ha patteggiato dieci mesi di reclusione e duecento euro di multa con la sospensione condizionale della pena. Secondo l’accusa l’uomo, in compagnia della fidanzata (che era stata denunciata a piede libero per gli stessi reati) aveva aggredito, in corso Vittorio Veneto, un 31enne, P.B., per una questione legata ad un debito di 300 euro.

Da quanto accertato dai poliziotti, De Felice lo aveva minacciato puntandogli una pistola scacciacani alla tempia e chiedendogli i soldi, per poi allontanarsi, non prima di avergli assestato un pugno in pieno viso (la vittima aveva rimediato dieci giorni di prognosi). La verità raccontata dall’aggressore, assistito dall’avvocato Fabio Celentano, era però un pò diversa. “Non volevo rapinare nessuno e quei soldi me li doveva davvero” aveva spiegato al gip al momento dell’interrogatorio di convalida.

De Felice aveva poi spiegato che il 31enne con il quale ha avuto il diverbio in mezzo alla strada, P.B., era un suo ex collega e cliente del bar che gestiva con la fidanzata (il “Saturno” di via Carissimo e Crotti che aveva ceduto a fine 2010). Secondo la sua versione l’ex collega era sparito senza saldare un debito da 300 euro così quando per caso, mentre era in giro con la fidanzata, nel gennaio scorso, lo aveva incontrato, gli aveva chiesto il denaro indietro. Il 31enne avrebbe però risposto “il bar è chiuso ormai, non ti restituisco un bel niente”. A quel punto, sempre secondo quanto riferito dal 37enne, la discussione si era accesa fino a che P.B. non aveva afferrato un taglierino e allora De Felice aveva estratto la scacciacani. De Felice aveva ammesso di averlo colpito con un pugno ma aveva chiarito di essersi allontanato perché l’ex collega non si era fatto troppo male. L’imputato aveva anche spiegato che la pistola scacciacani l’aveva comprata perché quando gestivano il bar avevano subito degli atti di vandalismo e di intimidazione (episodi regolarmente denunciati). Probabilmente l’uomo con l’arma finta voleva spaventare gli autori degli atti vandalici.

La fidanzata dell’uomo, S.G., assistita sempre dall’avvocato Celentano, sarà invece processata separatamente. Per lei è stato già fissato un giudizio immediato per il prossimo 23 gennaio.

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