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Lettere al direttore

Molto dolore e poca memoria: Giuseppina Ghersi e le altre vittime

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“Giusto commemorare la tredicenne Giuseppina Ghersi e soprattutto esecrare i suoi tre stupratori e assassini, ma è altrettanto giusto, in questi giorni ricordare con Cristiana Pietas, senza odio e soprattutto senza voler rinfocolare desideri di vendetta postuma, molte altre vittime innocenti, depredate dei loro pochi beni personali e poi brutalmente assassinate. I corpi di molti di loro non verranno mai ritrovati e i loro parenti non hanno mai avuto la consolazione di avere una tomba su cui pregare o posare un fiore”.

“L’elenco di queste vittime nel Savonese è molto lungo e nutrito, ho voluto estrapolare solo i casi più eclatanti e commoventi su cui ho fatto ricerche e indagini certe e fondate a livello giudiziario e giornalistico, parlando anche con i loro congiunti ancora in vita: Rosa Amodio, 20 anni, assassinata ad agosto del ’47, mentre pedalava in bicicletta alle fornaci, il suo fidanzato che chiedeva di sapere i nomi degli assassini fu oggetto di un attentato dinamitardo; Regina Vendrame ammazzata ad Albenga il 25 aprile 1945, poco più che ventenne, uccisa dopo essere stata messa alla gogna, per aver fatto la cuoca ai militari tedeschi; Giovannina Innocenti e Assunta Pierina Ivaldi assassinate a Pian Castagna, Ponzone, due bellissime ragazze, furono anche stuprate dal branco e seppellite nel bosco, ritrovate dai loro parenti dopo giorni di permanenza nella foresta”

“E ancora: Flaminio Turchi di anni 56 sua moglie, Caterina Carlevari, e le tre giovani figlie, Giuseppina, Pierina e Maria, rispettivamente di 25, 23 e 20 anni uccisi di notte nella loro casa di Lavagnola nel maggio del ’45 per motivi abbietti legati al patrimonio mobile della famiglia che dopo il massacro spari; Dora Cosmin, maestra elementare, ammazzata dopo la solita gogna in piazza a Quiliano, a luglio del 45, purtroppo per lei essere sorella di un gerarca fascista era una condanna a morte, il corpo non fu mai rinvenuto; la famiglia Biamonti di Savona e la loro domestica Elena Nervo, arrestati senza motivi, sterminati e fatti sparire, i loro corpi occultati in una fossa con una lapide falsa, ritrovati dopo tre anni, anche questa strage è riconducibile a motivi poco patriottici ma molto economici infatti erano persone benestanti anche in questo caso i loro beni passarono di mano”.

“Domenico Masoero, classe 1902, 4 figli, un camallo del porto di Savona, faceva parte della milizia antiaerea, ucciso a fine maggio del ’45, dopo un breve periodo di prigionia in un campo a Legino sparì dalla circolazione e tutti negarono di averlo mai avuto in custodia, il corpo non fu mai ritrovato; Anna Desiglioli bellissim ragazza di anni 18, impiegata, ammazzata a tarda sera, con un colpo alla nuca nel quartiere di Villapiana, senza ragioni apparenti; Natale Alampi, agente penitenziario presso il carcere di Sant’Agostino, prelevato, pestato e poi ammazzato, il suo corpo fu abbandonato come tanti altri, a fine aprile ’45, presso il cimitero di Zinola nel piazzale antistante la necropoli oramai usato per questo triste scopo; il Maresciallo dei Carabinieri Andrea Barbagallo, messo alla gogna, linciato e trucidato con una raffica di mitra nella pubblica piazza di Albisola davanti alla folla Il 26 aprile 1945”.

“Diciassette militari degli alpini appartenenti alla Divisione Monterosa, consegnatisi ai partigiani e poi massacrati al Colle del Melogno, in spregio alle convezioni che regolano il trattamento da riservare ai militari in uniforme anche essi furono spogliati di beni , armi ed uniformi; trentanove prigionieri ‘giustiziati’ sommariamente sul Cadibona senza alcun tipo di processo a maggio del 1945, fatto noto come ‘la corriera della morte’; duecento, ma la cifra non è certa, giovani militari della San Marco, arresisi ai partigiani nella zona di Vara Inferiore e spariti nel nulla, in zona vennero trovate in alcune fosse comuni circa sessanta scheletri;
e, dulcis in fundo, il Commissario Amilcare Salemi, inviato nel Savonese per indagare su questi fatti che viene assassinato, nel novembre del ’46, mentre cena in un albergo a Savona e così si elimina un ottimo investigatore che poteva arrivare alla verità su tanti omicidi”.

“Ecco, senza odio, senza inutili rancori o strumentalizzazioni, vorrei che tutte queste vittime, comprese quelle che non ho citato venissero ricordate in un abbraccio corale e Cristiano”.

Roberto Nicolick

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