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Inchiesta “Dumper”: Balaclava risponde al gip, intanto continuano gli accertamenti negli enti pubblici foto

Savona. E’ stato il primo degli arrestati nell’ambito dell’operazione “Dumper”, condotta dalla guardia di finanza di Savona con il coordinamento del sostituto procuratore Ubaldo Pelosi e che ha portato alla luce un giro di corruzione, falsità in atti pubblici e riciclaggio, a presentarsi davanti al gip Fiorenza Giorgi questa mattina, nel carcere Sant’Agostino. Andrea Balaclava, l’imprenditore titolare dell’omonima ditta, assistito dall’avvocato Roberto Ponzio del foro di Alba, ha deciso di rispondere alle domande del gip. Secondo quanto trapelato avrebbe cercato di chiarire la sua posizione: In particolare avrebbe spiegato che, nell’ottobre scorso, era arrivato a Vado Ligure alla ricerca di commesse: aveva saputo che c’erano alcuni lavori “urgenti” da assegnare e per questo aveva dato la sua disponibilità.

Il suo legale Ponzio non si sbilancia e si limita a specificare: “Il mio assistito ha dato le dimissioni da tutti gli incarichi in azienda. E’ una ditta che ha 130 anni di storia familiare, una ventina di dipendenti e il mio cliente ci tiene a preservarla. Abbiamo anche presentato un’istanza di scarcerazione”. Sarà il gip a doversi pronunciare, anche sulla base di quello che è emerso nell’interrogatorio, in proposito.

Dopo Balaclava davanti alla dottoressa Giorgi è comparso Mario Taricco, assistito dagli avvocati Attilio Bonificacino e Carlo Risso. Taricco ha risposto alle domandde del gip molto brevemente. “Si è limitato a difendersi molto genericamente” ha spiegato l’avvocato Risso. “Abbiamo presentato una richiesta di arresti domiciliari motivata da alcuni problemi di salute – ha aggiunto il legale -. Valuteremo nelle prossime ore se chiedere di essere nuovamente ascoltati dal pm Ubaldo Pelosi”. Il gip sulla richiesta di domiciliari, per ora, si è riservata di decidere. Poi è stata la volta di Roberto Drocchi con il legale Fausto Mazzitelli ed infine, alle 14,30, di Pietro Foria, con l’avvocato Emi Roseo.

Proprio mentre i quattro venivano interrogati gli uomini delle Fiamme Gialle e della Polizia Giudiziaria stavano continuando i loro accertamenti in diversi enti della provincia. Dopo essere stati in Comune a Savona, in Provincia, all’Arte e in diversi comuni della provincia (Spotorno, Varazze, Celle Ligure, Albenga, Andora, Finale Ligure, Pietra Ligure, Ceriale, Albissola Marina, Alassio, Villanova d’Albenga, Carcare, Noli, Boissano, Loano, Tovo San Giacomo), oggi hanno fatto visita all’Autorità Portuale ed alle Comunità Montane. Gli inquirenti hanno chiesto agli enti di fornire loro un riepilogo dei pagamenti e delle fatture allo scopo di incrociare i dati con le fatture sequestrate alla Scavo-ter: si cerca di capire se ci possano essere irregolarità nei vari appalti pubblici che coinvolgono la ditta di Fotia. Sempre stamattina inoltre il procuratore Francantonio Granero ha incontrato funzionari dell’Inail, dell’Inps e della Cassa Edile e ha domandato anche a loro di fornire i dati sull’azienda in questione che potrebbero essere utili ai fini dell’indagine.

Per il momento non sono emersi altri dettagli sull’operazione. Appare chiaro che comunque la Procura stia cercando di andare a fondo sul fronte degli appalti pubblici per capire se dietro alle assegnazioni irregolari si nascondesse un sistema di riciclaggio di denaro.

Drocchi deve rispondere di corruzione continuata, falsità in atti pubblici ed occultamento di documenti contabili; Fotia invece di corruzione, dichiarazioni fiscali fraudolente e falsità in atti pubblici in concorso; per Balaclava l’accusa è di corruzione; per Taricco infine si parla di riciclaggio. Nel mirino della Procura, da più di un anno, c’era l’imprenditore Pietro Fotia: gli accertamenti portati avanti nei suoi confronti hanno però fatto finire nella rete delle Fiamme Gialle anche gli altri.

Gli uomini della Guardia Finanza hanno indagato su una serie di lavori commissionati dal comune vadese che sarebbero stati assegnati con modalità non “pulite”. Lavori che riguardavano soprattutto interventi su fognature. L’accusa ipotizza che Roberto Drocchi, nella sua veste di funzionario dell’ufficio tecnico del comune vadese, abbia ricevuto delle mazzette da Balaclava e Fotia in cambio dell’assegnazione di lavori per l’ente pubblico. Sembra che per evitare le normali gare di appalto i lavori fossero fatti passare come “urgenti” anche quando non c’era questa esigenza. Secondo i primi accertamenti uno dei sistemi adottati da Fotia per versare dei soldi a Drocchi sarebbe stata la “sponsorizzazione” della squadra di basket vadese, mentre Balaclava gli avrebbe ceduto delle mazzette direttamente. Da qui le accuse di corruzione e falso in atto pubblico.

Per Mario Taricco invece il coinvolgimento sarebbe solo nel “filone” del riciclaggio: avrebbe infatti ricevuto da Fotia del denaro frutto di operazioni inesistenti, incassato con un giro di fatture false. L’inchiesta aveva già portato in manette, nel gennaio scorso, Maximiliano Giuseppe Gandolfo (ora ai domiciliari). L’imprenditore del settore edile 40enne era finito in manette perché ritenuto responsabile di bancarotta fraudolenta, di false fatturazioni e di evasione fiscale per un importo di circa 3 milioni di euro.

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