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Lettere al direttore

D’Alema, Scajola e affittopoli

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“La battuta vergognosa che è scappata, immagino, nel comizio pro-Berruti di ieri in piazza Sisto.è quella che Massimo D’Alema ha rivolto a Scajola (‘Con lui al governo avremmo risolto il problema della casa. La sua però, non la vostra’). Ma Massimo D’Alema è lo stesso politico che nel 1995 per la campagna di stampa che lo travolse per lo scandalo denominato ‘affittopoli’ venne costretto ad abbandonare il suo immobile da 633mila lire al mese, di canone, in via Musolino a Trastevere. D’Alema ottenne quella casa usufruendo di una corsia preferenziale. Corsia che gli permise di scavalcare in graduatoria chi era prima di lui e chi ne aveva più diritto. L’esponente dell’allora Pds riuscì nell’impresa di aggiudicarsi l’ambìto appartamento dell’Inpdap grazie alla presunta intercessione di potenti amici finiti nei guai per la mega inchiesta romana sui Palazzi d’oro. Questo almeno è quello che hanno rivelato all’epoca i protagonisti dell’affaire D’Alema: sindacalisti, dirigenti, coinquilini”.

“Era il 3 settembre del 1995; Piergiorgio Sarale, ex segretario confederale della Cgil torinese e membro del Cda degli Istituti di previdenza della direzione generale del Tesoro, durante una normale riunione dei componenti il Cda, tra le delibere da approvare ce n’era una nascosta fra le “varie”, quelle che di solito vengono approvate senza prestarci tanta attenzione. Era la famosa delibera riguardante l’appartamento di via Musolino con la quale si proponeva alla vecchia affittuaria di spostarsi in un nuovo appartamento e di saldare comodamente il debito in comode rate e a tasso zero. E così accadde. Sarale non si rese conto di nulla fino al giorno successivo, quando incontrò un sindacalista di Essere Sindacato, l’ala dura della Cgil che faceva capo a Fausto Bertinotti, che gli disse: ‘Ti porto i complimenti dei lavoratori e degli sfrattati. Bel socialista che sei… bel venduto’. Alla replica piccata di Sarale, il militante duro e puro aggiunse: ‘Avete approvato quella delibera scandalosa per regalare la casa al compagno D’Alema e adesso caschi dalla nuvole?’. Non si trattava di un appartamento qualunque. La lista degli aspiranti affittuari era lunghissima. Una bella casa, con un canone d’affitto di 633mila lire al mese a due passi dal centro di Roma, non è occasione di tutti i giorni. D’Alema non se la fece sfuggire. Sarale non mosse più un dito e il perché lo spiegò lui stesso: ‘Ero impaurito. L’invito che ricevetti dai superiori fu quello di starmene zitto e buono (…). Pensare a D’Alema che soffia la casa a un lavoratore bisognoso di un tetto, mi dica lei, che ideale di sinistra è?'”.

“Fare ironia su una vicenda ancora oscura, che ha visto l’on. Scajola vittima, con un disegno criminoso che poteva preludere ad un ricatto, e che per questa vicenda l’ex ministro non è stato nemmeno sfiorato da un avviso di garanzia della magistratura, nonostante le voglie di certa magistratura inquirente di colpire la cerchia dei Berluscones, è quantomeno di cattivo gusto. L’unico ministro che ha dato le dimissioni, che ha fatto un passo indietro, in una nazione dove sono tutti attaccati alla propria poltrona. Sentiamo tutti la mancanza di un ruolo di Governo o nel Partito del nostro leader ligure Claudio Scajola, che tanto ha fatto e continua a fare per tutta la Liguria. Non accettiamo lezioni da chi ha “sottratto” la casa per anni a qualcuno sicuramente più bisognoso, e nemmeno se ne vergogna”.

Marco Melgrati Consigliere Regionale

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