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Clan mafiosi alla conquista del Nord Italia: un arresto anche a Savona (foto) foto

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Savona. C’è anche un arresto a Savona nell’ambito della vasta operazione antimafia contro le cosche mafiose di Gela, che avrebbero proiettato i propri interessi criminali in alcune zone dell’Italia settentrionale, è andata in scena fra la notte e le prime ore del giorno tra la Sicilia, la Lombardia e la Liguria. Si tratta di Nunzio Di Gennaro, nato a Gela, ma residente a Savona, in via Bazzino.

La polizia ha notificato 62 ordinanze cautelare in carcere, firmate dal Gip di Caltanissetta su richiesta della Direzione distrettuale Antimafia, a esponenti di spicco dei clan Rinzivillo ed Emmanuello: tutti sono accusati, a vario titolo, di estorsione, associazione mafiosa, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, incendi, detenzione e porto di armi.

Delle 62 ordinanze di custodia, 36 sono state notificate in carcere a persone già detenute, di cui 14 stavano per essere scarcerate. In Liguria, oltre a Di Gennaro, le persone colpite dai provvedimenti sono due: Emanuele Monachella, nato a Gela, ma residente a Genova, in via Marabotto; Vincenzo Morso, nato a Gela, ma residente a Genova, in via Casaregis. Questi due personaggi sono considerati esponenti di spicco del clan degli Emmanuello.

Nell’ambito dell’operazione, chiamata “Tetragona”, sono stati anche sequestrati appartamenti, ville e società edili, per un valore di oltre 10 milioni di euro. Gli affiliati delle due cosche, da tempo in lotta tra loro per il predominio mafioso, erano inoltre coinvolti in un traffico di cocaina importata da Santo Domingo. I proventi illeciti venivano reinvestiti in immobili ed imprese commerciali nel Nord Italia.

Tra gli arrestati anche un dipendente del Comune di Gela, Angelo Camiolo, ritenuto uomo di fiducia del clan Emmanuello, che avrebbe avuto il compito di informare la cosca sugli appalti banditi dal Comune di Gela e successivamente di riscuotere il ‘pizzo’ dagli imprenditori che effettuavano i lavori.

Le estorsioni messe a segno dai due clan sarebbero molteplici: ben 15 imprenditori hanno collaborato con la giustizia denunciando intimidazioni e richieste di pizzo. Sono stati inoltre ricostruiti decine di episodi estorsivi, dalla classica ‘messa in regola’, all’imposizione di materiale da acquistare presso aziende ‘amiche’, all’assunzione di personale.

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