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Brasiliani a caccia di cittadinanza italiana: anche un impiegato comunale di Savona tra gli indagati

Savona. Un dipendente del Comune di Savona, impiegato allo Stato Civile, è tra gli indagati dell’inchiesta “Brazilian Connection” condotta con più di otto mesi di indagini dalla polizia di Stato tra Cairo Montenotte, Millesimo, Spotorno e la città capoluogo di provincia. Sono in tutto 68 le persone finite nelle maglie degli accertamenti, per un giro di false attestazioni di discendenza che avrebbero assicurato a diversi brasiliani la cittadinanza italiana per “jure sanguinis”.

Le verifiche da parte della polizia sono cominciate nel 2010, concentrandosi su un’agenzia di Cairo che si occupava di disbrigo pratiche per conto di cittadini brasiliani. Immediatamente sono emerse anomalie. Gli stranieri sudamericani si rivolgevano all’organizzazione per ottenere i documenti che attestano l’origine geografica di nonni o avi italiani per ottenere poi il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza.

Gli agenti hanno passato al setaccio oltre 360 pratiche, scoprendo che dietro si celava un sistema collaudato di falsificazione e che gli interessati non avevano alcuna intenzione neppure di trasferirsi in italia, ma piuttosto di utilizzare la cittadinanza tricolore per aumentare la mobilità in area Schengen o aprirsi corsie agevolate di accesso in altri Paesi internazionali prima precluse.

L’agenzia cairese era composta da 3 persone, mentre altre 5 agivano privatamente sulla piazza savonese. Nel mirino dell’inchiesta è finito anche un dipendente del Comune di Savona, C.L., 61 anni, che è stato denunciato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso ideologico, omessa denuncia, soppressione e distruzione di atti pubblici. Il fatto è che non è ancora chiaro perché avrebbe agito fraudolentemente, visto che per il suo “intervento” non avrebbe ricevuto alcuna mazzetta.

Discorso diverso invece per un funzionario del Ministero degli Affari Esteri, S.G., di 47 anni, in servizio all’ambasciata italiana di Brasilia: questi avrebbe ricevuto denaro in cambio dei favori burocratici espletati. Per lui (sospeso dall’incarico da tempo) le accuse sono di favoreggiamento immigrazione clandestina, falso ideologico e materiale e peculato.

Sono 47 i cittadini brasiliani ai quali è stata revocata la cittadinanza italiana, mentre per altri 9 in attesa di riconoscimento le rispettive pratiche sono state congelate. Operativamente le false attestazioni consistevano nella falsa legalizzazione di documenti veri: venivano applicate marche sui documenti per renderli effettivi, così da azzerare i tempi di attesa biblici tipici di queste pratiche. Oppure venivano effettuate modifiche sui cognomi dei richiedenti, per italianizzarli, o semplicemente venivano aggiunto un cognome italiano a quello originale.

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