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Botte a 2 coetanei per rapinarli: restano in carcere i 4 ventenni arrestati ad Alassio

Alassio. Resteranno tutti in carcere i giovani arrestati due giorni fa dai carabinieri del Radiomobile di Alassio con l’accusa di rapina e lesioni personali. I quattro Daniele Fenoglio, 21 enne di Albenga, Massimo Volante, 21 enne di Villanova d’Albenga, Samuele Zannino, 22 enne di Albenga e Vincenzo Scolieri, 22 enne di Albenga sono infatti stati ascoltati dal giudice per le indagini preliminari Fiorenza Giorgi che ha convalidato gli arresti e confermato la misura di custodia cautelare in carcere.

Insieme a loro in manette era finito anche un 17enne, C.J., di Albenga, che era stato accompagnato nel Centro di Prima Accoglienza per i minori di Genova, del quale si sta occupando il tribunale competente.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, i cinque, che avrebbero agito sotto l’effetto dell’alcol, sono responsabili di aver malmenato altri due giovani e di averli anche rapinato di un portafoglio e di due giacche in pelle. Le vittime, G.L. 22 enne di Finale Ligure e B.D. 19 enne di Pietra Ligure, visitate presso il pronto soccorso dell’ospedale di Albenga, erano state giudicate guaribili rispettivamente in 21 e 14 giorni, per le ferite riportate nell’aggressione. Stamattina, davanti al gip, gli arrestati avrebbero spiegato di non ricordare nulla: “Avevo bevuto, ero ubriaco non mi ricordo cosa ho fatto” sarebbe stata la risposta di Scolieri, Volante e Zannino. L’unico ad avvalersi della facoltà di non rispondere invece è stato Fenoglio.

Commenti

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  1. elledizeta
    Scritto da elledizeta

    Il carcere di Savona nasce come convento e risale al XIV secolo; è una struttura vecchia, umida, male illuminata e fatiscente. In tutto ci sono 11 celle, 6 al pianterreno e 5 al piano interrato; le celle sono estremamente umide e con il wc alla turca; tutti i detenuti accedono 4 volte alla settimana ad uno spazio unico per le docce; le ore d’aria si svolgono in un cortile senza riparo (ma è l’unico luogo dell’istituto che riceve luce naturale); vi è poi una piccola palestra, una biblioteca/cineforum e una cappella; nella sala colloqui, molto angusta e senza finestre per ricevere la luce naturale, non è stato ancora abbattuto il vietatissimo muretto divisorio per cui persino i colloqui dei detenuti con i minori si svolgono in una condizione pietosa; in futuro – rassicura il comandante – questo tipo di colloqui si svolgeranno nella cappella, in attesa della messa in funzione dell’area verde;

    nel carcere di Savona, il giorno della visita erano presenti 80 detenuti, di cui 5 semiliberi, a fronte di una capienza regolamentare di 38 posti; 12 di loro con condanna definitiva, 34 in attesa di primo giudizio, 15 appellanti e 14 ricorrenti in cassazione; nell’istituto si registra un pesante turn over: in un anno, infatti, entrano tra i 500 e i 600 detenuti e gli «sfollamenti» che in passato l’amministrazione autorizzava quando usi raggiungeva quota 70 detenuti, oggi sono autorizzati a quota 90; con la legge 199 del 2010, ironicamente denominata «svuotacarceri», sono usciti non più di 4 detenuti;

    i detenuti stranieri sono circa il 50 per cento mentre i tossicodipendenti sono 33 (41,5 per cento);

    gli agenti di polizia penitenziaria sono sotto organico di almeno il 30 per cento: gli agenti sono infatti 52 di cui 47 effettivamente in servizio, mentre 5 di loro fanno parte del nucleo traduzioni; gli educatori sono 2 così come gli assistenti sociali; i volontari – a detta del comandante – sono una bella realtà che si distingue per la dedizione di «suor Cesarina» che ha messo su un gruppo di tre persone molto presenti;

    quanto alla sanità, non esiste un presidio sanitario h 24, il medico di guardia incontrato non sapeva dove fosse il defibrillatore e, comunque, in caso occorresse usarlo di notte, gli agenti in servizio non sanno come si usi né sono tenuti a farlo; quanto al personale sanitario questo è così suddiviso: un medico dirigente sanitario, 3 medici convenzionati, 1 infermiere per turno, uno psichiatra per due ore alla settimana, 1 psicologo; è in funzione un’equipe del SERT composta da un medico, un assistente sociale e uno psicologo; le visite specialistiche si svolgono tutte all’esterno;

    a seguito dell’ultimo taglio al capitolo di bilancio riguardante le mercedi, in tutto il carcere lavorano solo 9 detenuti; oggi, in un istituto fatiscente come quello di Savona, la direzione ha dovuto rinunciare persino agli addetti alla MOF (manutenzione ordinaria fabbricato) che in precedenza rientravano nei progetti finanziati dal provveditorato regionale;

    lo stesso angusto locale viene utilizzato per i corsi di alfabetizzazione, la scuola media, il corso di ceramica, di pittura e di canto, la musicoterapia;

    i familiari in visita ai detenuti non possono portare alimenti perché non c’è personale a sufficienza per fare i controlli perciò i detenuti possono acquistare alimenti solo allo spaccio interno dell’istituto che ha prezzi molto alti; l’amministrazione non è in grado di fornire ai detenuti il necessario per pulire le celle;

    nella lavanderia dove presta servizio uno dei 9 detenuti che lavorano, si è appena rotta l’asciugatrice e lenzuola, federe e indumenti di coloro che non ricevono visite da parenti, ci mettono anche una settimana per asciugarsi vista l’umidità degli ambienti;

    i detenuti passano sostanzialmente 20 ore chiusi in celle dove, per il sovraffollamento, è quasi impossibile muoversi; possono fare 4 telefonate al mese; nella 2a sezione, cella n. 3, sono in 8 (7 italiani e un albanese), il gabinetto alla turca, si trova in un loculo senza finestre ed è in condizioni pietose: perde acqua e la porta non si chiude; da 25 giorni non cambiano le lenzuola; nella cella n. 4, si trovano in 7 di nazionalità albanese e marocchina; c’è pochissima luce; nella cella 5 sono tutti malati; uno di loro che è rientrato in galera per un furto al supermercato, fuori era seguito dalla Caritas; un altro è visibilmente sofferente perché dice che stanno facendo morire in un canile il suo bastardino di nome Ciro e, addirittura, gli hanno chiesto il permesso di abbatterlo; un altro ragazzo aspetta da due mesi il busto per una vertebra rotta a seguito di incidente stradale;
    nella 1a sezione (quella ubicata nel seminterrato) nella cella n. 1, i detenuti affermano che dal wc alla turca escono i topi e, per questo motivo, tengono coperto il buco con una bottiglia; uno di loro (G.C.), che è alla sua prima esperienza carceraria ed è in attesa di giudizio, è inorridito «sto vivendo – afferma – la più incredibile, illogica e disumana condizione di vita che si possa anche solo immaginare», «siamo in compagnia quotidiana di topi, insetti, impianti fatiscenti, mura il cui intonaco cade a pezzi per l’umidità; i letti sono irrimediabilmente sporchi ed arrugginiti; mi sono preso una dermatite seborroica e mi sono dovuto rasare completamente la testa e a mie spese mi sono dovuto comprare una lozione al cortisone; la mia corrispondenza viene violata; il cibo puzza e chi può è costretto a comprarlo allo spaccio dell’istituto;

    uno dei pochissimi aspetti positivi del carcere di Savona è l’ottimo rapporto dei detenuti con gli agenti nella casa circondariale di Savona non esiste il regolamento interno previsto dal secondo comma dell’articolo 32 della legge n. 354 del 1975: «I detenuti e gli internati, all’atto del loro ingresso negli istituti e, quando sia necessario, successivamente, sono informati delle disposizioni generali e particolari attinenti ai loro diritti e doveri, alla disciplina e al trattamento». D’altra parte la conoscenza delle disposizioni da parte dei detenuti è necessaria, visto che al terzo comma dello stesso articolo 32 si stabilisce che «essi devono osservare le norme e le disposizioni che regolano la vita penitenziaria» -:

    se sia a conoscenza di quanto scritto in premessa;

    in che modo intenda attivarsi e in quali tempi per superare gli evidenti problemi di sovraffollamento che si aggiungono a quelli, drammatici, di fatiscenza dell’edificio, delle celle e dei luoghi destinati alla socialità, di insalubrità di tutti gli ambienti della totale mancanza di applicazione delle più elementari norme igienico-sanitarie;

    in che modo intenda ripristinare il fondo per il lavoro in carcere dei detenuti, visto che nelle condizioni attuali, solo un’estrema minoranza di loro ha la possibilità di svolgere un attività, peraltro poco qualificante, all’interno dell’istituto;

    in che tempi verrà ripristinato l’organico degli agenti di polizia penitenziaria la cui carenza si ripercuote sulle attività trattamentali dei detenuti oltre che a creare enorme stress sul personale penitenziario che non può seguire normali turni di lavoro, di riposi settimanali e di ferie;

    quando verrà abbattuto il muretto divisorio nella sala colloqui e allestita un’area verde per gli incontri dei detenuti con i loro figli minori;

    cosa si intenda fare per vigilare affinché venga garantito il diritto alla salute dei detenuti e, urgentemente, per far sì che venga assicurato un presidio sanitario h 24, oltre che la messa in sicurezza degli ambienti, a partire dalle celle e da tutti gli altri ambienti frequentati da detenuti, agenti e personale tutto;

    in che tempi verrà sanata la violazione normativa riguardante l’inesistenza di un regolamento interno all’istituto. (Associazione il detenuto ignoto)

  2. elledizeta
    Scritto da elledizeta

    6 persone detenute sono rinchiuse in una cella grande appena 10 mq. 6 persone detenute che restano chiuse in quella piccola cella per 22 ore al giorno. Una cella buia e fredda, come una caverna. I letti a castello sono accatastati alle pareti. Letti che non bastano per tutti e 6 quei detenuti. Così uno di loro dorme per terra, su materasso vecchio e rovinato. In un angolo di quella cella c’è il bagno. Una tazza alla turca, senza bidè, e un piccolo lavandino. Un lavandino da cui spesso l’acqua non esce.
    Quelle 6 persone detenute vivono nella sporcizia e nel degrado. Non hanno nulla per tenere pulita la loro cella. Non a caso ogni tanto spunta uno scarafaggio o un topo a tenergli compagnia. I muri sono scrostati, pieni di muffa e quando fuori piove l’acqua inonda quella cella sovraffollata.
    Tra quelle 6 persone detenute c’è chi è malato e non viene curato. C’è chi è tossicodipendente e, non ricevendo il metadone, si droga in carcere magari usando una penna bic a mò di siringa. Già, perché in carcere la droga c’è, è solo più cara, mentre mancano le siringhe. Tra quelle 6 persone detenute c’è chi è straniero e si taglia le braccia per disperazione perché non riesce ad avere l’espulsione. C’è chi è malato e non viene curato, c’è chi si imbottisce di tranquillanti (in gergo le gocce) pur di non vivere quel degrado. C’è chi in un angolo si dispera perché da mesi attende di essere processato. Ed infine, c’è chi non ce la fa più a sopportare quel degrado. Così, aspetta che i suoi compagni di cella sono all’ora d’aria e decide di farla finita. Si impicca e muore. È questa la fotografia di una tra le tante celle che compongono le 208 carceri italiane

  3. Giudice
    Scritto da Giudice

    elledizeta: se i due ragazzi picchiati e rapinati fossero i tuoi figli, sciveresti allo stesso modo?

    Lascia perdere la tua lotta contro le carceri italiane e promuovi, semmai, quella a favore della legalltà. Poi , lì dentro, ci metti pure lo stato delle galere, ma inneggia alla legalità come ideale primario.

  4. Monkey D. Rufy
    Scritto da Monkey D. Rufy

    E’ molto interessante leggere alcuni commenti qui sopra.

    Alla fine sorge quasi il dubbio che le vittime siano i 4/5 delinquenti che sono stati arrestati per aver malmenato e derubato in quel di Alassio, mentre il vero colpevole sia lo Stato Carnefice che rinchiude e priva della libertà degli onesti e puri cittadini.

    Poi si scopre che questi 4/5 tanto immacolati non lo siano, e che si siano già resi partecipi di altre, come dire, ‘bravate’ del genere, che un GIP abbia ritenuto doveroso tenerli in carcere in via cautelare (ed avrà i suoi buoni motivi) e che per tutta risposta gli stessi 4/5 non parlino o non ricordino o abbiano perso improvvisamente la memoria, nemmeno fossero degli attempati vecchietti.

    Ora, a parte le battute, tutto ciò è ridicolo. Posso anche arrivare a capire il dolore delle famiglie coinvolte, sappiamo tutti che il principio guida di uno stato di diritto in questi casi debba essere la riabilitazione, c’è la presunzione d’innocenza e così via….ma a tutto c’è un limite.

    @elledizeta, tralasciando le tue sparate (da dimostrare, sia chiaro) sulle carceri italiane ed il tuo qualunquismo davvero imbarazzante, nel tuo illuminato commento due parole due di numero per i giovani picchiati e derubati e per le loro famiglie non le potevi proprio trovare?!
    E’ una gran bella solidarietà la tua……

  5. IronMan
    Scritto da IronMan

    IO INVECE LI PRENDEREI TUTTI E QUATTRO A PATTONI, E POI A CALCI NEL SEDERE !! e li porterei per un anno in casa di @elledizeta . . .