Il Guardian fa i conti: dove vanno a finire i soldi pubblici in Liguria
La sensibilità degli inglesi per la spesa pubblica è notevolmente superiore a quella italiana. E’ un fatto arcinoto. Tanto che nel vuoto di iniziative nostrane proprio un grafico del “Guardian”, precisamente del Data Blog del noto quotidiano britannico, fa i conti dei denari pubblici spesi nel Belpaese a seconda del settore d’intervento, con una mappa che nasce dall’iniziativa “Where does my money go”, un’idea volta a far capire ai cittadini come vengono spesi i soldi che ogni anno si versano all’erario.
Si possono visualizzare due treemap, una con la ripartizione del denaro pubblico per funzione, l’altra per regione. I dati italiani sono stati raccolti attraverso giornalisti, funzionari e volontari che li hanno caricati sulla piattaforma online in una maratona di 48 ore cominciata al Festival del Giornalismo di Perugia. In realtà il grafico segnalato da Simon Rogers, news editor del “Guardian”, non va oltre i dati del 2008. Merita comunque l’interesse per monitorare l’andamento della spesa durante gli anni, a partire dal 1996.
Il flusso di denari pubblici mastodontico si incanala verso la previdenza sociale, con la cifra iperbolica di 285 miliardi di euro. Segue la sanità con 105 miliari e l’amministrazione pubblica con 103. Poi istruzione (57,3 miliardi), oneri non ripartibili (38,9), interventi in campo sociale (34,3) e difesa (18,3). Proprio quest’ultimo capitolo di spesa, quello della difesa, ha fatto segnare aumento boom in un anno, con il passaggio dal 2007 al 2008 del +30,1%.
Il colpo d’occhio di questa particolare “webcartografia” è utile anche per visualizzare la spesa nelle singole regioni. In Liguria la voce prevalente è quella di previdenza e integrazioni salariali: 10 miliardi e 600 milioni. Il dato, quindi, riflette il dato nazionale. Ci sono poi 3,24 miliardi impiegati nel mantenimento dell’amministrazione generale e, capitolo prioritario, la sanità: con una spesa quasi 3 miliardi di euro. Seguono istruzione (1,25 miliardi), interventi sociali (969 milioni) e trasporti (940 milioni).
Seguono le altre voci: oneri non ripartibili (812 milioni), difesa (654), sicurezza pubblica (522), industria e artigianato (399), viabilità (377), cultura e servizi ricreativi (228), ambiente (218), giustizia (210), smaltimento dei rifiuti (143), edilizia abitativa e urbanistica (118), ricerca e sviluppo (99,8), altri interventi in campo economico (90,7), formazione (73,7), fognature e depurazione acque (61,2), turismo (58,8), telecomunicazioni (40,4), commercio (38,2), interventi igienico-sanitari (28,7), agricoltura (27,5), lavoro (8,67).
5 commenti a “Il Guardian fa i conti: dove vanno a finire i soldi pubblici in Liguria”
Alla faccia dei nostri amministratori con la loro “Trasparenza” opaca.
Per sapere qualcosa dobbiamo aspettare gli inglesi!!!!!!!!!!!!!!!!!
Guarda te se dobbiamo aspettare che sia il Guardian a dire ai cittadini italiani che fine fanno i loro soldi… Segno che l’informazione libera in Italia non esiste più… Tutti a stare attenti a quello che si scrive per non dare fastidio a qualche potente.. Almeno qualcuno ci pensa…
Ok per l’iniziativa anche se non aggiunge nulla di quel che già si sapeva o si immaginava e comunque basta prendere nelle opportune sedi i bilanci PUBBLICI che regione e Stato stilano come qualunque azienda spa.
Interessante che il Guardian si prenda la briga di considerare la Liguria e i fatti nostri, dai quali emerge quel che si sapeva ovvero che essendo la regione con più anziani ha la maggior spesa in previdenza sociale, e che politica e burocrazia costano troppo.
Ora ci prenderemo la briga di vedere la valanga di uomini e soldi che i Lord spenderanno per le nozze dell’erede al trono, senza contare quanto ce lo hanno fatto a fette finora!
Ma gli inglesi non sono capaci a farsi i c…i loro?




ora, io non vorrei far polemica, ma il guardian non dovrebbe preoccuparsi della spesa di S.M. Elisabetta II e famiglia?
d’accordo che i media italiani sono sostanzialmente fuffa a mazzetti e pettegolezzo, ma non mi risulta che nessuno di questi si sia mai preso la briga di fare i conti in tasca ai britannici.
Questa considerazione va, ovviamente, a prescindere dal marciume che straborda dalla gestione dello stato italiano.