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La crisi libica si abbatte in Liguria e mette a rischio i progetti di 60 imprese

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Qual è l’impatto sulla Liguria della crisi che in queste settimane attraversa i Paesi del sud del Mediterraneo e in particolare la Libia? Di sicuro, il primo effetto è, come per il resto dell’Italia, l’aumento dei costi energetici. Che per la Liguria sono decisamente più pesanti rispetto ad altre regioni. Da una recente analisi dell’Ufficio studi di Confartigianato, la nostra regione risulta al sesto posto per impatto del maggiore costo dei carburanti sulla spesa delle famiglie. Già tra il 2009 e il 2010 infatti l’aumento è stato dello 0,61% sul totale della spesa per un totale di 131 milioni in euro in più sulle tasche dei liguri.

L’Italia è il principale acquirente dell’export libico che assorbe il 37,6% del totale delle esportazioni. Nel periodo gennaio-settembre 2010, i due terzi delle esportazioni verso la Libia provengono da cinque regioni italiane: Sardegna (per 315 milioni di euro, il 17,7% del totale), seguita dalla Sicilia (308 milioni, 17,3%) e dalla Lombardia (283 milioni, 15,9%). La Liguria si piazza al 13° posto per il valore dell’interscambio commerciale con 22 milioni di euro, l’1,2% del totale. Dato interessante è che La Spezia si piazza al 12° posto con una bilancia commerciale di import-export di 60 milioni di euro, il 2,1% del totale. La grossa fetta del rapporto commerciale tra La Spezia e la Libia è l’import (50 milioni di euro).

Alfredo Toti, vicepresidente di Confartigianato Liguria e presidente dell’Eurosportello della Camera di Commercio della Spezia, in collaborazione con Liguria International e Ice, ha a giugno 2010 accompagnato 17 imprese liguri a una missione proprio nei paesi del Nord Africa per intraprendere partnership e joint venture con imprenditori locali. “Sono sette anni che la nostra provincia è capofila in progetti di internazionalizzazione con i Paesi della costa Sud del Mediterraneo – spiega Toti – sono circa 60 le imprese liguri, di cui 30 spezzine, che hanno stretto rapporti con la Libia, intensificati dopo l’accordo di Bengasi siglato ad agosto 2008 tra Berlusconi e Gheddafi. A giugno 2010 abbiamo partecipato a un workshop tra Tripoli e Bengasi e si costituito il consorzio Cins tra 11 imprese navalmeccaniche spezzine per la ristrutturazione del porticciolo di Zouara per la manutenzione di 300 pescherecci libici. Nella situazione attuale, il progetto è stato stoppato con gravi danni alle nostre imprese per l’interruzione delle commesse e i conseguenti mancati pagamenti. Non solo: avevamo in programma la partecipazione alla fiera Bild dedicata all’edilizia, dal 15 al 19 maggio. Ovviamente l’appuntamento è saltato. È un duro colpo per le imprese liguri che avevano deciso di scommettere sul mercato nordafricano e purtroppo, a oggi, non abbiamo garanzie sugli sviluppi futuri della situazione”. Nella classifica in base all’export con la Libia nei primi nove mesi del 2010, tra le prime 40 province c’è anche Genova che si piazza al 28° posto con 11 milioni di euro di prodotti manifatturieri (non petroliferi) esportati, seguita al 31° posto dalla Spezia (10 milioni).

Commenti

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  1. Scritto da Resist

    La Libia,come tutti i paesi del nord-Africa,deve essere aiutata a trovare al più presto una sua via alla democrazia.
    Nessun rimpianto per regimi dittatoriali e liberticidi e per gli interessi che rappresentavano.
    I rapporti nuovi,in un libero scambio, dovranno essere caratterizzati da un’economia sostenibile che aiuterà noi e loro a vivere degnamente nelle rispettive bellissime terre.