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In Liguria record delle case più care, Boitano: “Al via recupero delle case sfitte”

Regione. E’ della Liguria il record delle case più care d’Italia. E’ quanto emerge  dal primo rapporto dell’Osservatorio regionale del sistema abitativo presentato in Regione Liguria, un organismo per la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati sulle condizioni abitative e sulle attività del comparto edilizio.

L’indicatore delle quotazioni immobiliari (un indice elaborato a marzo 2010 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e compreso tra 0 e 1) è, infatti, per la Liguria, pari a 0,3441, contro un valore di area (nord ovest) pari a 0,2211. In Liguria esiste, inoltre, uno dei 5 comuni italiani con indice massimo (Portofino), ma, elemento ancora più caratterizzante, oltre il 62% della popolazione vive nei 51 Comuni (su 235) dove l’indice è superiore a quello medio regionale. L’alto valore delle case, unito ad un reddito inferiore alla media, porta ad un’oggettiva difficoltà ad accedere alla proprietà di un’abitazione per la quale sono necessarie in Liguria quasi dieci anni di stipendio contro i circa sei dell’Italia.  Lo squilibrio tra reddito e valore delle abitazioni ha portato nel tempo ad una proporzione tra patrimonio immobiliare e ricchezza prodotta in Liguria (PIL) pari a 7, valore doppio rispetto all’area Nord Ovest.

“L’accesso alla casa- spiega l’assessore alle politiche abitative Giovanni Boitano- è da sempre una delle principali criticità del nostro territorio a cui la Regione Liguria è impegnata a fornire risposte adeguate, anche attraverso la ricerca di soluzioni concertate con i comuni e i privati, tenendo conto che il fabbisogno di casa è in aumento perché sono in aumento le povertà”.

“Come Regione – continua Boitano – cerchiamo di dare una risposta  lavorando sull’eliminazione degli alloggi sfitti, abbiamo finanziato il recupero di case di edilizia residenziale pubblica e 1000 nuovi alloggi entreranno sul mercato nel 2011. A questi se ne aggiungeranno altri 1000 di social housing e a canone sostenibile realizzati attraverso interventi pubblici e privati”.  Quel che emerge dal primo rapporto, è una situazione di particolare tensione con un territorio complesso, a tre velocità.

I comuni della costa sono interessati da problemi legati alla saturazione degli spazi disponibili, al progressivo aumento della popolazione in età avanzata, legato all’incremento del numero di famiglie di una sola persona e da un mercato immobiliare con valori molto alti, dovuti anche alla presenza del fenomeno delle seconde case, che rappresentano circa il 40% dello stock abitativo ,con punte di oltre il 70% in alcuni centri rivieraschi. I comuni della fascia intermedia rappresentano il motore, demografico e sociale della Liguria, dove si insediano le famiglie di nuova formazione, ai margini dei “costosi” mercati immobiliari delle Riviere e con una significativa presenza percentuale di stranieri e di famiglie “numerose. Nell’entroterra non si manifestano situazioni di disagio abitativo, ma di spopolamento e, quindi, case vuote, persone anziane, con un saldo migratorio e naturale negativo.

“In questo contesto- aggiunge Boitano- l’intervento pubblico si era finora indirizzato verso le realtà territoriali in cui maggiore si presentava la tensione abitativa e, quindi, lungo la costa dove si concentra l’offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica e, conseguentemente, la domanda. E’ nella fascia intermedia, invece, che si potrebbe giocare la scommessa per il rilancio del territorio con la risposta al fabbisogno abitativo”.

Le dinamiche reddituali rendono ancora più critica la situazione. Ci sono sempre più poveri in Liguria: nel periodo 2004–2008, il numero di contribuenti che ha dichiarato un reddito fino a 5 mila euro è aumentato quasi del 70%, a fronte di un gettito reddituale, al netto dell’inflazione, praticamente costante: +0,5%. Non va meglio per la locazione. Da uno studio svolto sul capoluogo di Regione dall’Osservatorio su dati Assimil (Associazione per lo Studio sui Mercati immobiliari Locali), emerge che, per i nuclei con un reddito fino a 10 mila euro non esiste mercato. Se è difficile accedere al mercato della locazione, altrettanto arduo è mantenere la casa. Il dato medio indica che sono circa il 14% le famiglie morose nel pagamento del canone, e tale percentuale sale al 22%, nel caso dei redditi più bassi.  Un valore che ha fatto aumentare gli sfratti di circa il 20% negli ultimi due anni, soprattutto a causa della  morosità che è passata dal 26% del 2000 a circa l’85% del 2010.

Sul fronte dell’offerta di edilizia residenziale pubblica, lo scenario non è migliore. In Liguria (dato pressoché analogo a quello italiano) sono circa il 4% gli alloggi in affitto a canone sociale, a fronte del 34% dell’Olanda e del 20% del Regno Unito.  In Liguria si registra una richiesta di sostegno pubblico all’abitare da parte di almeno 3 nuclei familiari su 100 con un trend in aumento. Ciò comporta un fabbisogno a livello regionale stimabile in oltre 25.000 unità immobiliari. Tale dato è anche conseguenza delle insufficienti risorse allocate sulle politiche abitative sociali a livello nazionale: da un rapporto della competente Commissione Europea si evince che, per incidenza della spesa per il social housing rispetto al PIL nazionale, l’Italia, con lo 0,6%, precede solo Lussemburgo, Portogallo e Grecia, con dato medio a livello europeo pari ad oltre l’1%.

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