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Lettere al direttore

Il sindaco Floris sui tagli ai Comuni della manovra Tremonti

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Il ministro dell’economia Giulio Tremonti sta mettendo in ginocchio l’Italia dei Comuni nell’assoluta indifferenza di quasi tutti. Il debito pubblico ha raggiunto il massimo storico toccando la spaventosa cifra di 1880 miliardi di euro. Questo significa un debito di 31.000 euro pro capite, neonati compresi. Soltanto negli ultimi dieci mesi il debito è salito di 90 miliardi ed il costo degli interessi annui è pari a 80 miliardi di euro.

Tremonti fa pagare una penale ai Comuni che vogliono eliminare il debito estinguendo i propri mutui e taglia i trasferimenti a tutti, Corte dei Conti compresa. Non pago di questo, chiede poi ai Comuni di compartecipare coi propri saldi di bilancio alla manovra per l’ abbattimento del debito pubblico! I Comuni sono obbligati a programmare i loro bilanci in base alle alienazioni. Le alienazioni non sono altro che la vendita del patrimonio dei Comuni. Ma questa deve essere un’opportunità e non un obbligo. Tra l’altro, a causa della crisi economica, le vendite sono praticamente ferme ed allora mi domando: cosa dovremmo fare per risolvere questa drammatica situazione? Dovremmo forse aumentare le tasse ai cittadini, già abbastanza oppressi, magari applicando o aumentando l’addizionale Irpef? Oppure potremmo aumentare le tasse dei servizi individuali, applicare la tassa di scopo o quella di soggiorno?

La soluzione potrebbe essere invece quella di tagliare addirittura i servizi, peggiorando la qualità della vita delle persone. Questo onestamente non mi trova d’accordo, visto che i Comuni hanno in cassa 10 miliardi di euro da spendere addirittura domani! Questo saldo non solo  non lo possiamo spendere, ma siamo addirittura obbligati ad incrementarlo anno dopo anno, senza che questo gruzzolo renda neppure un euro di interesse. Tutto ciò per restare nei limiti del patto di stabilità voluto dal nostro ministro e che va contro l’autonomia dei Comuni, sancita peraltro dalla Costituzione stessa. Ad oggi vengono tagliate le entrate e contemporaneamente bloccate le uscite. Siamo obbligati ad incassare al Titolo I per spendere nel Titolo II dedicato agli investimenti.

Per quello che riguarda il fabbisogno di personale ci dicono che non possiamo spendere più del 40% della spesa corrente. Poi aggiungono che si può assumere una persona ogni cinque che vanno in pensione, aggiungendo però che non è possibile spendere più dell’anno precedente. Tutto questo si traduce nel blocco delle assunzioni e pensate che i piccoli Comuni non arrivano a cinque dipendenti. Ci viene detto di tagliare le spese senza lasciarci la possibilità di decidere autonomamente dove e come. Infatti ci viene addirittura imposto su quali voci tagliare: in pratica, un commissariamento di fatto.

L’Anci  cerca da anni di proporre scelte dignitose e coerenti con gli interessi dei cittadini, pur tenendo presente la necessità del contenimento della spesa pubblica. Le indicazioni suggerite sono assolutamente percorribili, ma vengono di fatto ignorate. L’Italia degli 8100 Comuni, delle Regioni e delle sempre più numerose Province è arrivata alla paralisi senza che nessuno alzi la voce se non per rivendicare posti al sole. Noi siamo favorevoli ad un federalismo municipale ma ci rendiamo conto che il federalismo così come è oggi presentato è inattuabile. Nel frattempo i Comuni sono lasciati soli e tutto questo ricade sulle funzioni dell’Ente e di conseguenza sui cittadini.

La stessa cosa si può dire purtroppo anche per altri comparti dello Stato dai quali si pretendono risposte immediate senza dargli le risorse economiche ed umane, vedi ad esempio la Corte dei Conti, le Forze di Polizia, i Tribunali, le Regioni lasciate sole sul problema del trasporto pubblico e della sanità. A quando i tagli allo Stato centrale?

Franco Floris, sindaco di Andora

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