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Lettere al direttore

Il Comitato sanitario locale Valbormida sull’ospedale di Cairo

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Ed ancora una volta, ecco che la vicenda per la salvaguardia dell’Ospedale di Cairo Montenotte, si trasforma in una battaglia meramente politica, quanto poi alle reali esigenze dei cittadini, queste diventano una questione di secondo ordine.

E’ chiaro e vorremmo ricordare a tutti, che come Comitato Sanitario Locale Valbormida, seguiamo con interesse, tutte le notizie che appaiono sui giornali e sul web sul tema della sanità nella nostra zona.

Per chi non lo sapesse, (il nostro Comitato, regolarmente registrato ed iscritto nell’albo delle associazioni di volontariato della Regione Liguria), è un’associazione apolitica, apartitica e non è legata a nessun movimento di qualsivoglia genere. Il nostro scopo, è quello di vegliare per la salvaguardia dei servizi sanitari per la popolazione del nostro Distretto.

Ovviamente, questa nostra attività, ci porta a ricercare un dialogo con i vertici aziendali ASL, e con le istituzioni locali e regionali, prediligendo, per evidenti ragioni, un contatto con i rappresentanti locali e regionali, della nostra area geografica a prescindere dalle loro collocazioni politiche. Questa scelta, oltre ad essere doverosa, per la fiducia che riponiamo nelle persone che ci rappresentano in Regione, è naturalmente dettata dalla impossibilità, di dialogare direttamente con gli assessori regionali, i quali, in epoca di elezioni dichiarano di essere a disposizione e servizio dei cittadini, e poi, sono troppo occupati per interessarsi da vicino dei problemi veri ed  dei disagi reali dei cittadini.    

Purtroppo però, anche in questo contesto, dobbiamo assistere a delle prese di posizione, che appaiono ai nostri occhi come mere difese campanilistiche o peggio ancora, come arroccamenti di posizioni personali, in funzione di un proprio tornaconto politico.

Se da una parte ci sgomenta, l’alternanza di dichiarazioni contrastanti tra loro come, la salvaguardia e potenziamento del nostro ospedale, e successivamente, allarmi di tagli che inequivocabilmente dovranno abbattersi sugli ospedali più piccoli, dall’altra parte ci risulta veramente surreale, che ci siano interrogazioni al parlamentino regionale, sulla opportunità o meno, di dotare l’ospedale di Cairo, di sale operatorie tecnologicamente al passo con i tempi.

Allora, ecco che sorgono spontanee delle considerazioni, che vorremmo condividere con i lettori. Sappiamo che i redditi medi nel settore della sanità, a livello nazionale, sono i più alti di tutti i comparti pubblici e privati superando di ben 13.000 euro annui il comparto secondo in classifica, che è quello delle attività Professionali Scientifiche e Tecniche. (Fonte: Il sole 24 ORE). Ora, sapendo quali sono gli stipendi medi del personale infermieristico, tecnico e di supporto, e pur ammettendo che sia congrua la retribuzione per specialisti medici, a chi vengono pagati gli emolumenti che rendono la media del settore sanità così elevata?  

In tutti i discorsi e dichiarazioni, pronunciate da personalità politiche o da chi amministra e gestisce le aziende sanitarie, non si è mai sentito parlare di risparmi. Da anni ormai, si sente solo parlare di tagli, e guarda caso, questi si abbattono sempre sulla grande massa di lavoratori di medio – basso livello. Sappiamo tutti che la parola d’ordine è non assumere. Dove ci sono 4 lavoratori che raggiungono il pensionamento, si assume 1 lavoratore, magari a tempo determinato; oppure si appaltano a società che gestiscono un esercito di interinali, e sappiamo bene che le spese per gestire questi appalti, sono di lunga maggiori a quelle equivalenti, se il personale fosse assunto e gestito direttamente. Solo che queste spese vengono imputate, nei bilanci, ad altri centri di costo, e così tutto quadra.

Ma per coloro che rimangono saldamente alla guida delle amministrazioni pubbliche, i fondi per l’aumento degli stipendi si trovano. Altro risvolto estremamente devastante, dovuto a queste drastiche riduzioni di personale, medico, tecnico ed infermieristico, riguarda la conseguente necessità di ricorrere ai cosiddetti turni aggiuntivi; con il risultato di far lievitare enormemente i costi, compromettendo la qualità del lavoro degli operatori, i quali arrivano a lavorare con orari allungati, e quindi, non sempre nelle condizioni fisiche e psichiche al massimo livello.

Tutto questo, non fa che spingere i pazienti, a ricorrere a prestazioni nell’ambito privato, ed è esattamente quello che vogliono gli amministratori della cosa pubblica nazionale.

Allora avanti con il privato e riduciamo il servizio pubblico, tanto il tenore di vita degli italiani è aumentato notevolmente e continua a progredire a dismisura.

Comitato Sanitario Locale Valbormida

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