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Fotovoltaico, Ferrania Solis: “Molto preoccupati, siamo il made in Italy e vogliamo mantenere il piano industriale”

Cairo Montenotte. Passare dai 100 ai 130 occupati diretti e incrementare il fatturato, dagli attuali 42 milioni a circa 90, con una capacità produttiva di 60 MW. E’ l’obiettivo del piano industriale di Ferrania Solis, la società che produce moduli fotovoltaici in silicio cristallino all’interno del polo industriale di Cairo, ma è messo a rischio dal decreto legislativo che ha messo in crisi il comparto. “In Liguria l’unica grande azienda manifatturiera che opera nel fotovoltaico è Ferrania Solis, attorno alla quale si accentra la strategia di rilancio del gruppo Ferrania” spiega il vicepresidente Stefano Messina, questa mattina in Regione per fare il punto sullo stop agli incentivi.

“La nostra azienda ha una peculiarità – prosegue Messina – Noi realizziamo a monte i moduli, occupiamo un ruolo chiave nella filiera produttiva e generiamo maggiore occupazione. Con l’aumento del rischio industriale aumentano anche gli investimenti. Ora ci troviamo con l’incertezza sugli incentivi che paralizza l’intero settore. Non vogliamo perorare la nostra causa singolarmente, ma anzi siamo oggettivi: la politica di incentivazioni serve anche per favorire le start up di nuove realtà produttive. Una volta che vengono adottati provvedimenti legislativi, è assurdo che vengano cambiati in maniera così repentina a distanza di pochi mesi”.

“In Itlia questo settore occupa 100 mila addetti, gran parte diretti – aggiunge Messina – Il fatturato complessivo è di 40 miliardi. Le conseguenze del decreto legislativo sono preoccupanti”. Altri elementi sul provvedimento approvato dal governo in attuazione di una direttiva comunitaria, che riguarda gli incentivi a favore di quanti intendono sfruttare le energie alternative, li aggiunge Ernesto Salamoni, amministratore delegato di Ferrania Solis: “Il costo medio per famiglia degli incentivi è poco più di 20 euro all’anno: una cifra sostenibile, a fronte del vantaggio che procura, anche in questo periodo di crisi economica”.

“Quando abbiamo intrapreso la sfida del fotovoltaico – prosegue Salamoni – ci siamo messi in competizione con tedeschi, spagnoli e soprattutto cinesi. Ma se è sbagliato dare incentivi per un pannello costruito in Cina, è ancora più sbagliato non darli per chi, come Ferrania Solis, promuove il made in Italy e aiuta le aziende italiane. Quindi, bisogna favorire forme di incentivazione basate sulle particolarità italiane. Noi siamo fornitori delle imprese industriali, non costruiamo campi di rinnovabili all’estero, ma accompagnamo la filiera industriale nazionale con prodotti garantiti, sicuri, sorvegliati”.

Sembra tuttavia che l’attenzione sulla promozione delle fonti verdi all’insegna dello sviluppo tecnologico si sia riaccesa. “Grazie anche all’impatto mediatico, notiamo che il governo si sta muovendo. Siamo confidenti che il nostro piano possa proseguire per arrivare a regime, tra il 2011 e il 2012, con 130 occupati diretti e capacità produttiva di 60 MW. Considerando e preventivando una diminuzione media del prezzo dei pannelli, con l’aumento dei volumi di vendita contiamo di mantenere il piano di investimenti” conclude Salamoni.

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