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Federalismo, gestione intercomunale, Aato: l’assistenza dell’Anci spiegata da Marco Pozzo

Savona. Il vicecoordinatore ligure dei presidenti dei consigli comunali e componente del direttivo regionale Anci Liguria, Marco Pozzo, traccia il quadro tecnico del federalismo municipale, specificando a fondo l’impatto sulla gestione degli enti pubblici.

“I commi da 138 a 143 della legge 220 del 2010, ovvero la legge di stabilità, disciplinano i rapporti tra enti locali e Regione. in sostanza viene riproposta con qualche modifica, la disciplina concernente la rimodulazione delle regole per gli enti Locali già in precedenza, disciplinata. Le Regioni possono autorizzare gli enti locali compresi nel proprio territorio a peggiorare il saldo programmatico, consentendo un aumento dei pagamenti in conto capitale. La cosidetta regionalizzazione del patto di stabilità ha previsto la possibilità per gli enti locali virtuosi di escludere dai vincoli del patto alcune particolari tipologie di spese in conto capitale considerate necessarie a fronteggiare la crisi economica” spiega Pozzo.

“Nello specifico – prosegue – le somme che gli enti locali hanno potuto spendere compensate dal patto della Regione sono state: Piemonte 75,1 milioni di euro; Liguria 8,3 milioni di euro; Lombardia 40 milioni di euro; Emilia-Romagna 33,4 milioni di euro; Toscana 100 milioni di euro; Umbria 1,3 milioni di euro. Per il 2010 (si tratta ancora di dati provvisori) le Regioni che hanno autorizzato pagamenti ai rispettivi enti locali sono sette, per la somma complessiva di 403 milioni di euro: Basilicata 2,5 milioni di euro; Emilia Romagna 92,7 milioni di euro; Lazio 152 milioni di euro; Piemonte 65 milioni di euro; Sardegna 27,3 milioni di euro; Toscana 60 milioni di euro Umbria 3,8 milioni di euro. La Regione può altresì, a decorrere dal 2011, integrare e modificare le regole per gli enti locali compresi nel proprio territorio ‘in relazione alla diversità delle situazioni finanziarie esistenti’, fermo restando l’obiettivo determinato complessivamente dalle regole del Patto di stabilità per gli enti locali”.

Marco Pozzo, poi, svolge alcune considerazioni su quello che succederà con la soppressione delle Aato: “Tenendo in considerazione che la norma chiarisce immediatamente dove le Regioni debbano rispettare i precetti di sussidiarità, differenzializzazione e adeguatezza, il comma 186 bis prevede che siano le Regioni stesse ad attribuire con propria legge le funzioni già esercitate dalle AATO. Il codice dell’ambiente rimetteva già alle Regioni i compiti di delimitare gli ambiti territoriali ottimali all’interno dei quali organizzare il servizio idrico integrato e il servizio di gestione integrata dei rifiuti, questi ambiti avevano l’ utorità preposta al controllo ed alla regolazione tariffaria, sulla base di norme e criteri statali, nonché all’affidamento del servizio. Con la soppressione degli Aato viene affermato che la titolarità delle funzioni debba passare in capo alle amministrazioni comunali”.

“Stante l’eccessiva stratificazione normativa, con evidenti incongruenze fra le stesse leggi nazionali, nonché un’attribuzione di competenza alle Regioni, senza stabilirne i contorni né la portata, non possono che essere ravvisate condizioni insoddisfacenti per portare a compimento quella che doveva essere la riforma di due servizi a carattere industriale, i quali necessitano di investimenti e di una regolazione chiara e uniforme. Bisogna quindi agire nella prospettiva indicata nella Carta delle Autonomie volta ad incentivare la gestione associata a un meccanismo flessible che può riscontrarsi nello strumento della convenzione fra enti locali previsto e regolato dall’ art. 30 del TUEL” afferma l’esponente di Anci Liguria.

“A questo fine – chiarisce – l’Anci ipotizza quindi un percorso istituzionale che porta dall’istituzione di una convenzione fra gli enti territoriali propedeutica alla eventuale creazione di una Conferenza Interistituzionale. In tal senso la Regione potrebbe disciplinare da subito tale strumento, ovvero farlo in seconda battuta ampliando i soggetti parte delle stesse convenzioni agli altri enti locali (se non coinvolti dai Comuni nella prima fase), sia per la gestione dei rifiuti, sia per il servizio idrico integrato”.

Secondo il rappresentante dell’Anci Liguria “per un nuovo modo di governare il territorio occorre avviare da subito una riflessione per la definizione di una nuova strategia di politiche per la montagna e per i piccoli Comuni, che comprenda una proposta condivisa di modello associativo e di cooperazione intercomunale, quindi dare più ascolto al territorio rimodulando le competenze istituzionali. Per una modalità flessibile e unitaria di esercizio occorre stabilire una connessione serrata tra le scelte della ssetto ordimentale e quelle sul federalismo fiscale, per giungere ad un livello di adeguatezza delle funzioni comunali che dovrà risiedere in un modello innanzi tutto flessibile e adeguabile alle diversità dei territori, definito da una cornice di riferimento normativo statale ma condiviso e personalizzato nelle sedi concertative Regionali, Unione dei Comuni e, per le aree montane, Unioni dei Comuni montani”.

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