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Era finito in una macchia di petrolio: è guarito il mignattino soccorso dall’Enpa foto

Savona. Si è conclusa nel migliore dei modi la storia di un mignattino, un raro uccello acquatico, che era stato soccorso, nell’agosto scorso, dai volontari dell’Enpa di Savona dopo che era finito in una macchia di petrolio nel porto di Savona. L’animale è guarito ed alcuni giorni fa, è stato liberato sul litorale toscano. “In questi casi si procede – spiegano dalla Protezione Animali – al lavaggio dell’animale per rimuovere il petrolio dal piumaggio. L’operazione era andata a buon fine ma il petrolio aveva talmente sfibrato le penne da rovinarle irreparabilmente. Il mignattino è un animale strettamente legato all’acqua, per cacciare ha bisogno di tuffarsi ed è essenziale che il suo piumaggio sia impermeabile”.

“Ha una ghiandola chiamata ‘uropigio’ situata sopra la coda, che secerne un liquido oleoso che, cosparso sul piumaggio, rende l’animale impermeabile; la ghiandola funzionava perfettamente ma le penne erano talmente rovinate da non offrire più sufficiente superficie per proteggere dall’acqua il corpo dell’animale. In quelle condizioni liberarlo sarebbe stata una condanna a morte, al primo tuffo il piumaggio si sarebbe impregnato e da li a poco, appesantito dall’acqua, l’animale sarebbe affogato” raccontano dall’Enpa.

L’unica soluzione era attendere che completasse la muta cambiando così le penne rovinate. Ci sono così voluti 5 mesi di degenza e cure, tra l’Enpa di Savona ed il centro specializzato CRUMA di Livorno per recuperare completamente il prezioso volatile. “A Savona il soccorso e la cura degli animali selvatici feriti e in difficoltà sono diventati da alcuni anni un’emergenza affrontata soltanto dai volontari dell’Enpa con un parziale aiuto della Provincia; occorrerebbe invece che, come prescrivono le leggi, la Regione ed i parchi regionali (Beigua, Bric Tana, Piana Crixia, Bergeggi, Gallinara, Rio Torsero) se ne facessero carico, proprio a difesa di quella biodiversità di cui tanto parlano ma solo con convegni, libri e censimenti” concludono dalla Protezione Animali.

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