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Edilizia scolastica bocciata, classifica Legambiente: Savona al 33° posto su 50

Savona. Gli edifici scolastici sono in emergenza e gli interventi sulla manutenzione, in provincia di Savona, non brillano per efficacia. La zona savonese, infatti, è presa in esame dal rapporto di Legambiente sulla qualità dell’edilizia scolastica, che scatta una fotografica desolante della penisola: il 36% degli edifici scolastici necessita di azioni urgenti e la percentuale delle scuole che ha bisogno di interventi di manutenzione straordinaria non ha fatto registrare variazioni positive negli ultimi anni.

Nella graduatoria delle scuole superiori di Comuni capoluogo di provincia, Savona detiene il 33° posto su 50 località per livello qualitativo dell’edilizia scolastica. Con un punteggio che è circa la metà di quello assegnato a Trento, in testa alla classifica. La graduatoria delle province, cui spetta la competenza sulle scuole superiori, è il risultato finale dell’intreccio di tre tipologie di domande: quella legate all’anagrafica, quella relativa all’efficienza e a pratiche eco-compatibili e quella connessa a situazioni di inquinamento e rischio ambientale.

Sul fronte degli investimenti per la manutenzione straordinaria, è Genova a sfigurare come città capoluogo di regione: è quart’ultima, al 79° posto, nella graduatoria delle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado secondo il livello di qualità dell’edilizia scolastica.

L’indagine di Legambiente racconta di un patrimonio edilizio scolastico ancora in stato di emergenza, in cui ben il 36% degli edifici necessita di interventi di manutenzione immediati. Un dato che non accenna a scendere e che restituisce ancora la difficoltà degli enti locali a tenere in piedi un patrimonio edilizio vetusto, costruito nel 65% dei casi prima del 1974, anno dell’entrata in vigore dei provvedimenti per le costruzioni localizzate in aree sismiche. Ed è proprio la messa in sicurezza antisismica delle scuole costruite prima degli anni ’70 a rappresentare una delle emergenze cui far fronte, dal momento che oltre il 50% dei 42.000 edifici scolastici italiani si trova tuttora in area a rischio sismico, il 9% è a rischio idrogeologico, meno del 50% degli edifici possiede il certificato di collaudo statico e solo il 10,14% è costruito secondo criteri antisismici.

Secondo il rapporto, tuttavia, quasi nella totalità degli edifici vengono fatte prove di evacuazione, più del 90% ha le porte antipanico, ma la certificazione di prevenzione incendi è solo nel 35,4% e le scale di sicurezza sono presenti in poco più del 50%. Oltre a non essere in sicurezza, le scuole italiane non monitorano neanche il rischio ambientale: malgrado la legge 257 del 1992 richieda alle regioni il censimento degli edifici in cui siano presenti strutture in amianto e che gran parte degli edifici scolastici siano stati edificati nei decenni in cui veniva utilizzato per costruire, ben il 18% dei Comuni non fa il monitoraggio delle strutture in amianto. Stesso discorso per il radon, che viene monitorato solo dal 30% delle amministrazioni mentre sono assolutamente sottovalutati i rischi derivanti dalla vicinanza ad elettrodotti, monitorati solo dall’11% dei comuni e presenti in una percentuale del 3,4%. Quasi il 17% degli edifici si trova invece a meno di 5 Km da industrie e il 10,5% a meno di un km da fonti di inquinamento acustico. 15% è la percentuale degli istituti che si trovano in prossimità di antenne per i cellulari, mentre solo il 4% degli edifici si trova vicino a emittenti radio televisive.

Una battuta d’arresto e uno scarso investimento da parte delle amministrazioni, denuncia ancora il rapporto di Legambiente, si riscontra anche nelle buone pratiche, relative all’innovazione strutturale e la sostenibilità gestionale degli edifici. Se è vero, infatti, che la raccolta differenziata è ormai una buona pratica diffusa nella maggior parte delle scuole, è conclamato che da anni la percentuale delle scuole che la pratica è ferma all’80%. Lenta anche la crescita del biologico nelle mense dove, anche se all’87% vengono serviti prodotti biologici, solo l’8,66% offre cibi interamente bio, mentre il resto delle mense dichiara di utilizzare una percentuale intorno al 54% di prodotti biologici. Rimane interessante, invece, il trend positivo sul risparmio energetico con la crescita nell’arco di quattro anni delle scuole che utilizzano fonti di illuminazione a basso consumo da 46,5% a più di 63% e quelle che utilizzano energia da fonti rinnovabili, giunte a più dell’8%.

“Nonostante i proclami governativi, attendiamo la pubblicazione dell’Anagrafe scolastica, in sospeso da quindici anni, per avere un quadro preciso delle condizioni in cui versano gli edifici scolastici in Italia – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, responsabile scuola e formazione dell’associazione ambientalista – La scarsità e la discontinuità delle risorse finanziarie non sono il nodo principale dell’uscita da questo stallo, lo è invece la possibilità di lavorare su una programmazione e pianificazione a medio e lungo termine, che dia modo di analizzare i bisogni del patrimonio edilizio scolastico nazionale nella sua complessità ed interezza”.

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