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Droga e prostituzione in Valbormida, 2 albanesi a giudizio: processo rinviato foto

Savona. Si sarebbe dovuto aprire questa mattina, in Tribunale a Savona, il processo a Fatil Rrustemi, 34 anni, di Cengio, Myftar Ismalaj, 44 anni, di Millesimo, i due albanesi protagonisti, loro malgrado, dell’operazione “Meridiana”, condotta dai carabinieri, che, nel gennaio 2010, aveva smantellato un giro di droga e prostituzione in Valbormida. I due erano stati rinviati a giudizio nel maggio scorso dal gup Donatella Aschero. Questa mattina, in Tribunale, il Collegio dei Giudici, su richiesta dei legali di Ismalaj (che stanno valutando se avanzare una proposta di patteggiamento, anche sulla base del fatto che l’imputato dovrebbe acquisire la cittadinanza italiana), ha concesso un rinvio del processo al prossimo 14 dicembre.

L’operazione “Meridiana” aveva fatto piuttosto rumore perché le “squillo” coinvolte negli affari degli spacciatori erano delle insospettabili casalinghe della Valle. RRustemi ed Ismalaj devono rispondere dell’accusa di detenzione ai fini di spaccio di cocaina (per episodi che risalgono al periodo novembre 2008-marzo 2009), mentre il secondo dovrà rispondere anche di sfruttamento della prostituzione. Il quarantaquattrenne infatti aveva trovato l’accordo con le due insospettabili ragazze italiane: lui procurava loro dei clienti in cambio di ricariche e utenze telefoniche “pulite” da utilizzare per l’attività di spaccio.

Nell’ambito della stessa indagine nei guai erano finiti anche Filippo Lo Piccolo, 47 anni, di Millesimo, e Daniele Vacca, 35 anni di Albissola che, già nel maggio scorso, avevano scelto la via del patteggiamento. Il primo, che era stato “pizzicato” a Millesimo nell’aprile 2009 con 50 grammi di hashish, aveva patteggiato un anno, due mesi, venti giorni e 3000 euro di multa. Per Vacca invece la pena, sospesa, era di 30 giorni di reclusione e 200 euro di multa.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri valbormidesi, coordinati dal capitano Carlo Caci, il giro di affari degli spacciatori, tutti già noti alle forze dell’ordine e pregiudicati, si aggirava intorno a migliaia di euro e si sviluppava in tutta la Valbormida ma anche a Savona.

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