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Disastro in Giappone, il decano degli orientalisti savonesi: “Quella che per noi è rassegnazione per loro è forza”

Savona. Per il professor Franco Bigatti non è una notizia come le altre, pur tremenda nella sua portata catastrofica, ma è una fitta dritta al cuore: il terremoto e lo tsunami che hanno colpito il Giappone hanno fatto scempio della terra alla quale è legato a doppio filo. Fondatore e direttore del Centro Studi Orientali di Savona, da una vita a contatto con diplomatici e intellettuali nipponici, alla soglia degli 82 anni e nonostante i problemi di salute non smette di aggiornarsi sul Sol Levante.

“Un tempo l’ambasciata mandava più notiziari e potevo informarmi più dettagliatamente – commenta Bigatti – Oggi sono in contatto con alcuni amici giapponesi, che del resto affrontano questa sciagura come qualsiasi altro evento calamitoso del passato. Può sembrare strano, considerata la dimensione della tragedia. Ma è la reazione tipica del carattere orientale: quella che noi chiamiamo rassegnazione per loro è forza d’animo”.

“Nessuna lamentela, nessun atteggiamento dimesso, ma la coscienza di essere esposti ai moti tellurici e la voglia di andare avanti – prosegue – Tutto parte da un’idea fondamentale insita nell’animo giapponese, che per noi è estranea: l’ultima parola spetta all’uomo, anche contro gli assalti della natura, di qui il coraggio nell’affrontare eventi terribili come il maremoto o il terremoto”.

Il bilancio in termini di vite è ancora in corso di definizione in questi giorni concitati: fra morti accertati e dispersi la polizia parla di almeno 5 mila vittime, ma il numero è destinato a salire vertiginosamente, probabilmente a raddoppiare. Nuove esplosioni si sono registrate alla centrale nucleare di Fukushima: oggi due deflagrazioni sono avvenute pochi minuti dopo una nuova scossa di assestamento di magnitudo 6,2 gradi della scala Richter.

Il professor Bigatti esemplifica così l’attitudine del popolo nipponico: “Ho chiesto ad un’amica giapponese come potesse convivere con l’eventualità di un sisma grave, magari tenendo in casa le tradizionali lampade di carta che, alla minima scossa, potrebbero cadere e incendiare l’abitazione. ‘Si ricomincia, si parte da zero’ mi ha risposto, con un tono assolutamente non rassegnato, ma fermo e sicuro, senza malinconia. Questo ci dice molto sulla cultura e sulla psicologia giapponese, che non possiamo interpretare in base ai nostri schemi mentali. In realtà, ancora oggi non riusciamo a conoscere e interiorizzare pienamente la loro cultura, nonostante il progresso tecnologico della comunicazione”.

“Le strutture in Giappone sono da sempre costruite secondo i più avanzati criteri anti-sismici” sottolinea il decano degli orientalisti locali, ribadendo quanto viene amplificato dai media che seguono il disastro. “Per vent’anni ho frequentato il consolato giapponese a Milano e si parlava continuamente del rischio di terremoti e tsunami, è un discorso all’ordine del giorno per i giapponesi. Questo argomento lo affrontano, però, in modo virile, senza autocommiserazione. Anche in questi giorni che sono stati funestati dalla più grave tragedia dal dopoguerra”.

“Savona Tōyōgakkō” è il nome del centro orientalistico savonese che si trova in via Untoria, un piccolo patrimonio culturale scarsamente valorizzato. Per Franco Bigatti il cruccio è di non aver potuto partecipare alla celebrazione del Genetliaco dell’Imperatore, al consolato generale di Milano, come tradizionalmente ha sempre fatto, unico ligure invitato alla cerimonia direttamente dal Ministero dell’Esteri nipponico. Avrebbe in quel modo testimoniato ancora una volta la sua presenza attiva negli studi yamatologici. “Spero che la salute non mi impedisca anche di seguire il mio Centro di Studi Orientali, che da tempo non riceve attenzione dalle istituzioni, nonostante il valore che ha nel Savonese e in Liguria per la conoscenza e la diffusione della cultura dell’estremo oriente” conclude Bigatti.

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