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Albisola, casa-squillo in via dei Conradi: ungherese condannata a 4 anni e 6 mesi

Savona. Quattro anni e sei mesi di reclusione e 35 mila euro di multa (di cui 3 anni e 10 mila euro cancellati dall’indulto). E’ questa la condanna inflitta questa mattina, in Tribunale a Savona, dal Collegio dei Giudici, ad una trentacinquenne ungherese, Eva Bence, che doveva rispondere dell’accusa di concorso in favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e sfruttamento dell’immigrazione clandestina. La donna era finita nei guai, nell’aprile del 2003, quando ad Albisola Superiore, in via dei Conradi, era stata scoperta una casa-squillo. Insieme alla Bence erano finite nei guai altre tre persone: Vincenzo De Felice, 50enne di Sesto San Giovanni, ed i savonesi Davide Mannarà, 30enne, e Raffaele Uzzauto, 50enne.

Secondo l’accusa la donna, che era la compagna di De Felice, aveva il compito di contattare le ragazze in Ungheria e poi, una volta in Italia, di farle sistemare nell’appartamento dove poi si sarebbero prostituite. Dalle indagini era emerso che tra le dotazioni fornite alle giovani squillo, due ragazze ungheresi di 20 e 26 anni, oltre ad un cellulare per contattare i clienti, c’era persino un prontuario di conversazione italo-ungherese, “per l’adescamento e la cura del cliente” come recita il capo d’imputazione.

Per la tesi accusatoria, i due savonesi nella gestione del giro di prostituzione si sarebbero occupati della “logistica”. La Bence e De Felice infatti, dal lunedì a venerdì, non lasciavano mai il milanese. L’indagine aveva preso le mosse dagli appunti di una delle ragazze, diciottenne da poco, che parlava di uno dei savonesi come del “guardiano del faro”. A supporto delle indagini erano stati acquisiti anche molti tabulati telefonici. Raffaele Uzzauto, presidente dell’INter Club di Savona, si è sempre dichiarato estraneo alla vicenda. All’epoca dell’indagine aveva dichiarato: “Ho soltanto fatto un piacere a due milanesi, interisti come me, aiutandoli a trovare l’appartamento e a muoversi su Savona”.

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