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Albenga, un “Sanguineotango” a Palazzo Oddo

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Albenga. Prosegue la rassegna musicale “A Cadenza Quindicinale”, iniziativa organizzata dalla Palazzo Oddo Srl in collaborazione con l’UCAI e l’associazione InMostLight. Domenica 13 Marzo alle ore 21.15, presso la Musikalische WunderKammer di Palazzo Oddo, in Via Roma, è prevista l’esibizione del duo Tognella-Marangoni (rispettivamente viola e fisarmonica) per il concerto “Sanguineotango”.

Protagonista il Tango, o meglio l’evoluzione tracciata da Astor Piazzolla di questo genere così particolare. Musica di confine, permeato di sensualità, che racconta storie di tradimenti ed eroismi, di feroci battaglie e di politica, di faide familiari e movimenti d’animo antichi, di società rurali ove i concetti di ‘onore, famiglia, dovere’, estremizzati a volte sino alla crudeltà, ancora guidano i passi, le note ed i sentimenti di un popolo (quello argentino) che si presenta come una miscellanea poliedrica di razze e di storie, ma che nello stormire dell’erba delle pampas ritrova le sue ragioni per vivere e (perché no?) morire, in un’accettazione direi mediterranea del Destino.

Si ignora se Piazzolla sia (o sia stato) l’Argentina o l’Argentina sia (o sia stata) Piazzolla, vero è che lo stesso ritmo trasformato in melodia (ed in parole che diventano poesia) lo ritroviamo nei versi e nei racconti di un altro grande argentino: Jorge Luis Borges. La linea di partenza dei due è spesso la medesima: le sordide taverne o le cospiranti riunioni notturne ove si celebrano – in un modo tribale e quasi dionisaco – la vita e la morte, ma poi, in un’altro tratto comune, il Poeta si libra nel fantastico ed ascende alla grande letteratura, così come il musicista si libera dagli schemi e ci disseta di grande Musica, che arriva diritta a chiunque abbia un cuore, purché si metta in ascolto, nell’ “l’incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto”.

I nostri due primi attori (Tognella e Marangoni) ne metabolizzano la lezione, ne carpiscono la vera essenza e la raccontano, permettendosi divagazioni e variazioni su un tema, quello dallo stesso Piazzolla definito come ‘pensiero triste che si balla’, in un grado di libertà maturo e consapevole, che traghetta il messaggio attualizzandolo (se mai ce ne fosse bisogno). I due musicisti si inseriscono in un solco che ha visto alcuni tra i più grandi interpreti della Musica cimentarsi con le composizioni di Piazzolla – uno fra tutti Yo Yo Ma, che ne propone nobili ed incantevoli versioni con l’ espressività piena del suo violoncello – sempre in equilibrio tra voce tenorile e baritonale, sovente fuori estensione ma con un controllo assoluto -, Gidon Kremer, il cui violino, attraverso l’incredibile padronanza dell’ intonazione e l’ agogica fluida, letteralmente strappa dalla partitura tutta la preziosa essenza di un musicista ‘eretico’, ma anche Kronos Quartet, rigorosi ed eterei, Milva e Mina. Tutte perifrasi su un tema, variazioni gioiose e nel contempo tragiche ed eroiche, la storia degli uomini.

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