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Ad Albenga la presentazione del libro “Cavour e la sua eredità”

Albenga. Nell’ambito delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia, si colloca una iniziativa, nata dalla sinergia tra la biblioteca di Albenga e il Centro Pannunzio. Tale iniziativa prevede per la giornata del 16 Marzo, a cura del prof. Pier Franco Quaglieni, storico risorgimentale e membro del Comitato Nazionale per le Onoranze al Conte di Cavour, la presentazione del volume a titolo “Cavour e la sua eredità – I rapporti tra Stato e Chiesa in Piemonte e nell’Italia liberale”.

Il volume, pubblicato da Rubbettino editore, è curato dallo stesso Pier Franco Quaglieni  in collaborazione con Girolamo Cotroneo dell’Università di Messina.

“Il libro che diamo alle stampe”, dichiara Pier Franco Quaglieni, nella sua prefazione “vuole, quindi, contribuire a far conoscere un aspetto della storia risorgimentale ed unitaria poco noto ed intende rendere giustizia all’opera del più grande statista che finora abbia avuto l’Italia nel corso della sua storia”

Seguirà intervento dello storico Raimondo Nuraghi e successivo dibattito. Al termine, verrà offerta copia omaggio del volume a quanti interverranno, fino ad esaurimento delle scorte.

Il volume contiene i discorsi, in materia di rapporti tra Stato e Chiesa, pronunciati dal Conte di Cavour nel Parlamento subalpino e in quello italiano. Nell’Aula prima della Camera e poi del Senato, nel 1861, lo statista, attraverso la celebre formula «Libera Chiesa in libero Stato», affermò l’idea della separazione tra il potere temporale e quello religioso a tutela di un’autentica libertà religiosa e di una laicità liberale rispettosa di ogni fede.

Nel contempo indicò in Roma la capitale del nuovo Regno d’Italia. Viene inoltre pubblicato il testo delle Leggi delle Guarentigie che nel 1871 -ad un anno dalla Breccia di Porta Pia e di Roma capitale – il Governo italiano, in uno spirito autenticamente cavouriano, varò a garanzia della più ampia libertà del Romano Pontefice.

Nel libro si ritrovano anche le voci lontane di Pier Carlo Boggio, Marco Minghetti, Francesco Ruffini e Giovanni Giolitti il quale ribadì l’idea del separatismo, vedendo nello Stato e nella Chiesa «due parallele che non si debbono incontrare mai».

In appendice viene riportato il discorso che Benedetto Croce tenne nel 1929 al Senato del Regno (e la risposta di Benito Mussolini) contro i Patti Lateranensi visti come la rottura dell’equilibrio laico raggiunto nel Risorgimento liberale.

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