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Josè Formica, parlano gli ex colleghi: “Negli ultimi mesi si stava lasciando morire” foto

Savona. “Eravamo stupiti nel vedere una persona così abbandonata a sè stessa”. Così avrebbero descritto due suoi ex colleghi di lavoro la situazione che stava vivendo Josè Francisco Galvis Formica, il cinquantenne italo-colombiano che il 21 febbraio scorso è entrato nella sede dei Servizi Sociali di Cairo e ha aggredito una dipendente, Veronica Meinero, ferendola gravemente. Ad incontrare i due ex colleghi di Formica, che fino allo scorso anno lavorava alla Trench di Bragno, sono stati i legali difensori dell’italo-colombiano, l’avvocato Paolo Gianatti, che con il collega Corrado Bandini.

“Non posso dire molto – spiega l’avvocato Gianatti -. I colleghi del mio assistito si sono detti ovviamente dispiaciuti per quanto successo all’assistente sociale e si sentono solidali verso di lei”. Il legale di Formica avrebbe parlato con i suoi ex colleghi per capire come il 55enne ha vissuto i mesi che hanno preceduto l’aggressione a Veronica Meinero.

Secondo quanto trapelato gli ex colleghi avrebbero parlato di un uomo che, negli ultimi due mesi, “non aveva più intenzione di vivere” ed era come se “avesse staccato la spina”. Formica, dal 20 dicembre, non si era più nemmeno presentato al lavoro e aveva perfino buttato via il suo cellulare per non essere più contattato da nessuno. L’italo-colombiano viene descritto come una persona tranquilla: dava anche ripetizioni di matematica agli studenti, nel suo Paese infatti era laureato in Fisica e docente della stessa materia.

“Ritengo di avere raccolto elementi sufficienti per poter chiedere con una motivazione precisa un incidente probatorio con perizia psichiatrica. Probabilmente presenteremo l’istanza nella prossima settimana” conclude l’avvocato Gianatti che con il collega Bandini assiste Formica. Uno dei timori è che la vita del 55enne sia in pericolo: non è da escludere, visto il suo stato emotivo, che la sua vita sia a rischio. Il timore è che Formica possa commettere, anche in carcere, un gesto che potrebbe essere dannoso anche per sè.

Commenti

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  1. Bandito
    Scritto da Bandito

    E poverino, era una vittima della società, dobbiamo perdonarlo, l’assistente sociale se l’è cercata, vediamo di fare una bella perizia psichiatrica e rimetterlo in libertà, quante belle scuse, vediamo di mettere in galera una persona pericolosa e se fa un gesto irreparabile…beh, pazienza, un pericolo in meno in giro per le nostre città.

  2. Scritto da Fede

    Assolutamente d’accordo con il commento precedente.
    Sono allibita e indignata da quanto detto nell’articolo

  3. Giudice
    Scritto da Giudice

    Già “…. si stava lasciando morire…” “non aveva più intenzione di vivere” ed era come se “avesse staccato la spina” dicono i suoi ex colleghi.

    Io aggiungo ” un giorno poi ha deciso che invece voleva staccare la spina alla vita di qualcun altro…”

    Non trovo alcuna scusante per quest’uomo e anzi dico che , sebbene nno dipendesse affatto dagli assistenti sociali il privarlo dei figli, avrebbe dovuto mantenere un comportamento idoneo al fine di non farseli sottrarre, da chiunque questo sia dipeso.