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Libia, Coldiretti: “La crisi costa un miliardo a tavola”

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“Il caro petrolio ed i suoi effetti sui costi energetici mettono a rischio gli oltre trentamila ettari di coltivazioni specializzate in serra che producono fiori e piante ornamentali ed ortaggi”. Lo afferma la Coldiretti nel sottolineare che l’emergenza Libia rende ancora più urgente l’annullamento dell’accisa sui carburanti destinati al riscaldamento delle serre, come già è avvenuto negli anni passati.

“Si tratta di evitare – sottolinea la Coldiretti – un insostenibile aumento dei costi in un settore che deve subire un forte pressing competitivo. In assenza di interventi tempestivi il risultato è un ulteriore via libera alle importazioni soprattutto da paesi extracomunitari, favoriti da un clima più caldo, dove spesso si sfrutta la manodopera e si utilizzano di pratiche di coltivazione dannose per la salute e l’ambiente bandite dall’Ue”.

“La Coldiretti, inoltre, con un comunicato stampa sottolinea che: “vale quasi un miliardo l’effetto della crisi nei paesi dell’africa settentrionale sulle tavole con oltre 500 milioni di euro di prodotti alimentari che vengono importati all’anno in Italia che a sua volta ha esportato in quei paesi soprattutto conserve di pomodoro, frutta, biscotti, cioccolato ed anche cereali per un valore stimato in 350 milioni di euro nel corso del 2010”. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti sulla base dei dati istat relativi agli scambi commerciali che evidenzia un rilevante flusso di importazioni verso l’Italia che riguarda soprattutto pesce, ortaggi e olio di oliva che rischia di interrompersi per le attuali tensioni sul piano politico ed istituzionale.

“I tumulti di queste ultime settimane – sottolinea la Coldiretti – hanno già messo in difficoltà gli operatori, con segnalazioni di problemi per lo sdoganamento dei prodotti alimentari italiani che è causa di danni pesanti sopratutto per le merci più deperibili. I principali paesi di destinazione dei prodotti agroalimentari italiani sono la Tunisia e la Libia con un importo che supera i 100 milioni di euro a testa. Ad essere piu’ richiesti dai paesi dell’africa settentrionale sono i prodotti della dieta mediterranea come la frutta (oltre 50 milioni di euro), le conserve di pomodoro (oltre 35 milioni di euro), la pasta e prodotti della pasticceria (35 milioni di euro) e il cioccolato (20 milioni di euro)”.

“La bilancia commerciale nell’agroalimentare dell’Italia con i paesi dell’Africa settentrionale è comunque in rosso per la presenza – sostiene la Coldiretti – di un intenso flusso di importazioni che e’ stimato pari a 500 milioni di euro nel 2010. in italia sono arrivati pesce, crostacei e molluschi per un valore di 120 milioni di euro, ortaggi, legumi e patate per un importo superiore ai 110 milioni di euro, olio di oliva per 100 milioni di euro e frutta per 25 milioni di euro. Alcuni di questi prodotti sono stati recentemente al centro di casi di contraffazione alimentare con segnalazioni di pomodori provenienti dalla Tunisia spacciati per italiani mentre per altri sono stati introdotte recentemente limitazioni per le importazioni nell’unione europea per problemi di natura fitosanitaria come nel caso delle patate di provenienza egiziana per problemi fitosanitari”.

“Le eventuali difficoltà commerciali non avranno comunque conseguenze negative per i consumatori in un paese come l’Italia che è il primo produttore europeo di ortofrutta ed il secondo di olio di oliva con il primato delle esportazioni nel mondo. Al contrario è l’occasione per valorizzare meglio la produzione nazionale che per la stragrande maggioranza delle referenze e’ in grado di sostituire i prodotti importati anche se – conclude la Coldiretti – fanno eccezione alcune specialita’ come i datteri il cui consumo è pero’ concentrato nelle festività natalizie quando è augurabile che l’emergenza sia già finita”.

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